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ELENCO MALATTIE PEDIATRICHE DALLA A ALLA Z

ACETONE :

La crisi acetonemica è caratterizzata da vomito e si riconosce dall'odore particolarmente acido dell'alito. La lingua è bianca e patinosa. Il vomito continua malgrado il digiuno. La crisi di acetone è abbastanza normale nei bambini da uno a sei anni ed è dovuta alle ridotte riserve di zuccheri nel bambino di quest'età, il quale, in condizioni di stress, utilizza per le proprie necessità energetiche i grassi che non riesce poi a metabolizzare completamente. Sopravviene abbastanza spesso dopo una rinofaringite o un'otite e lascia il bambino molto spossatoPoiché l’acetone è un disturbo causato da un’eccessiva degradazione dei grassi a scapito degli zuccheri, la prima cosa da fare è controllare la dieta . Vanno eliminati i cibi ricchi di grassi (latte, burro, formaggi e fritti) e si reintegrano le scorte di energia con bevande zuccherate (tè, spremute o succhi di frutta). Se è presente il vomito è necessario sospendere completamente l’alimentazione e somministrare i liquidi ben zuccherati a piccoli sorsi e frequentemente. Cessato il vomito va ripresa l’alimentazione, proponendogli oltre a succhi di frutta e spremute, passati di verdura, pane, pasta, riso e patate. Evitate ancora per qualche giorno i cibi ricchi di grassi. Se però il vomito persiste è indispensabile consultare il pediatra
acetonemia:

(o chetonemìa) accumulo patologico di corpi chetonici come acetone, acido beta-idrossibutirrico, acido acetilacetico e acidi aminici nel sangue. Le cause possono essere di tipo dismetabolico (diabete insulino-dipendente, glicogenosi, iperglicinemia), oppure di origine nutrizionale, derivate da insufficiente apporto di carboidrati rispetto agli acidi grassi, anoressia, stati febbrili, gastroenteriti, enteriti o alimentazione squilibrata. In età pediatrica, soprattutto tra il terzo e il decimo anno, è frequente il cosiddetto vomito acetonemico, o vomito ciclico con acetonemia. A questa età, infatti, l'organismo incontra maggiori difficoltà nel mantenere costante il livello di glicemia, a causa del facile esaurimento delle scorte glicidiche. Questo stato di intossicazione acidotica può generare sofferenza, prostrazione, cefalea, febbre, sonnolenza,ipereccitabilità e irrequietezza motoria, sete intensa e alito dal caratteristico odore di acetone. Generalmente il quadro regredisce in 24-48 ore con un trattamento adeguato il quadro, ma volte possono subentrare complicazioni gravi quali coma, crisi convulsive e meningismo .
Acne del lattante:

Piccoli puntini rossi possono comparire sul viso del lattante verso il primo mese di vita . Sono manifestazioni transitorie che spariscono da sole e non necessitano di terapia. Dipendono dagli ormoni della mamma che sono passati al piccolo durante la gravidanza. E’ inutile accanirsi con creme locali perché sono destinati a risolversi da soli nel giro di qualche settimana. L’intervento del pediatra diventa importante se l’eruzione oltre al viso interessa anche altre parti del corpo.
Anca :

È l’articolazione che collega il femore, l’osso più lungo della gamba, col bacino. Quest’ultimo infatti ha una concavità, una specie di nicchia chiamata acetabolo, capace di accogliere la parte finale del femore, la cosiddetta “testa del femore”. Talvolta però la nicchia del bacino può non essere ben formata e non consentire alla testa del femore di essere racchiusa come dovrebbe. Riconoscere e trattare precocemente questa alterazione consente di evitare seri problemi quando il bambino camminerà. Ecco perché il controllo dell’anca rientra tra i primi check-up che il neonatologo effettua al piccolo alla nascita.
ADENOIDI:

Come le tonsille anche le adenoidi hanno un ruolo molto importante nella difesa dell'organismo contro le aggressioni. Hanno sede nelle fosse nasali e sono molto sviluppate nel bambino piccolo: il loro volume diminuisce in seguito verso i sei-sette anni. In alcuni casi l'aumento del loro volume può disturbare il bambino: è spesso raffreddato, respira dalla bocca, russa e, talvolta, gli diventa difficile alimentarsi, ha problemi di fonazione e parla col naso. Dall'età di sei mesi il medico può prendere in considerazione la possibilità di operare. È un intervento facile, praticato da uno specialista (otorinolaringoiatra) con un'anestesia a base di sedativi per i lattanti, generale ma di breve durata per i bambini più grandi. L'operazione, però, non elimina sempre tutti i problemi e non risolve le infezioni croniche, come il raffreddore e le otiti ripetute. Inoltre le vegetazioni adenoidee possono riformarsi
ADENOVIRUS:

Di questi virus, che fino al 1953 non si conoscevano, ne esistono 47 sierotipi in grado di dare infezioni umane. Sono importanti per l’uomo perché sono fra i più comuni agenti che provocano infezioni delle prime vie respiratorie, soprattutto faringiti, tonsilliti (mal di gola) e laringiti. Le adenovirosi (infezioni provocate dall’adenovirus) in genere sono lievi e guariscono spontaneamente, spesso senza nemmeno dover prendere medicine, ma almeno per la metà dei casi sono asintomatiche, non provocano nessun disturbo cioè nessun sintomo. I sintomi I sintomi più comuni sono mal di gola, con difficoltà e dolore alla deglutizione per cui si tende a mangiare di meno, tosse secca, raffreddore, mal d’orecchie, febbre, talvolta raucedine, bocca secca o, al contrario salivazione abbondante. Questi sintomi durano da 3 a, massimo, 5 giorni. la diarrea, congiuntivite e anche la cistite emorragica cioè il bambino fa, anche per 1-2 settimane, la “pipì rossa” (si chiama ematuria), e ha dolore quando urina. La cura Una cura per gli adenovirus non esiste, ma è solo sintomatica (si dovranno curare i vari sintomi).
AIDS:

Non in tutti i bambini nati da madri affette da AIDS si sviluppa la malattia. Uno studio effettuato dagli specialisti dell'ospedale Necker-Enfants Malades et l'lnserm mostra come solo il 27% sia sieropositivo. Attualmente, ogni anno nascono in Italia una decina di piccini sieropositivi la cui madre non apparteneva necessariamente a un gruppo a rischio. Se invece il bambino subisce una contaminazione feto-materna durante la gravidanza, la prognosi è grave. L'80% dei bimbi colpiti da AIDS sviluppano rapidamente dei sintomi molto simili a quelli degli adulti.
ALBUMINA:

In caso di tonsillite o di vaccinazione antitifoidea, il medico richiede spesso un'analisi delle urine per verificare la presenza o meno di albumina (albuminuria). Un po' di albumina non è, necessariamente, allarmante; un tasso anormale e persistente può invece rivelare una malattia renale spesso con febbre.
ALLERGIA:

E' una reazione "anormale" a un agente esterno molto variabile, e che generalmente non ha nessun effetto sulla maggior parte delle persone, dovuta a una probabile ipersensibilità dell'individuo. I fenomeni allergici possono prodursi in qualsiasi momento anche in una persona che non ne aveva mai precedentemente sofferto. Tuttavia nel 70% dei casi la predisposizione all'allergia è ereditaria, con manifestazioni diverse da una generazione all'altra. Fattori esterni, emotività e ansietà possono favorire l'allergia. Le allergie si manifestano con disturbi respiratori, come l'asma o il raffreddore da fieno, con eruzioni cutanee (eczema, orticaria, edema), con disturbi digestivi (nel neonato, soprattutto intolleranza alle proteine del latte vaccino), o con forme oculari, caratterizzate da congiuntiviti. Le sostanze allergizzanti sono innumerevoli: polvere, pollini, peli di animali, piume, acari, prodotti per la casa o per la cura del corpo e, naturalmente, farmaci. La ricerca dell'agente allergenico è, spesso, un problema molto complesso; bisogna quindi consultare uno specialista. Le cure si svolgono in due fasi: prima si elimina ogni contatto con l'agente allergenico, poi si procede alla "desensibilizzazione" .
ANEMIA:

Il bambino anemico è sempre stanco, soffre di vertigini e cefalee e presenta un pallore anormale delle mucose, soprattutto a livello delle congiuntive, delle labbra e della bocca. La diagnosi viene fatta controllando l'emoglobina e il numero dei globuli rossi nel sangue. Spesso dovuta a una alimentazione sbagliata perché carente di ferro e di vitamine, può anche essere la conseguenza di una malattia infettiva. Comunque, qualsiasi ne sia la causa, spetta al medico prescrivere la cura necessaria.
ANGIOMA:

Vi sono vari tipi di angiomi, comunemente chiamati voglie. Gli angiomi piani sono una dilatazione superficiale dei vasi sanguigni; sono rossi coi bordi ben definiti e senza rilevatezza. Tendono ad attenuarsi col tempo e non ingrandiscono. Spesso localizzati sul collo, sulla parte interna delle palpebre e fra le due sopracciglia, diventano più scuri quando il bambino piange. La cura di questi angioni non dà grandi risultati. L'angioma tuberoso è una macchia violacea con una certa rilevatezza. Praticamente inesistente alla nascita, compare nelle prime settimane di vita, si allarga rapidamente e si riassorbe spontaneamente in quattro-otto anni. Solo gli angiomi cavernosi, forma più profonda dell'angioma tuberoso, necessitano di controllo ed eventualmente di trattamento chirurgico.
ANORESSIA:

Si manifesta col rifiuto costante del cibo, non motivato da disturbi organici. Il bambino perde peso e può anche vomitare "a comando". Questa turba psicologica è il sintomo di un profondo conflitto tra la mamma e il bambino, turbato dall'ansietà materna. Bisogna ricordarsi che vi sono età critiche per l'insorgere dell'anoressia: fra gli otto e i diciotto mesi e nell'adolescenza; può, però, essere anche molto precoce. La cura consiste spesso in una lunga e delicata analisi psicologica, dato che è difficile determinare l'origine della malattia. Ma attenzione: il rifiuto del cibo non è sempre anoressia. Il bambino può mancare di appetito per altre cause. Finché il suo peso rimane nella norma non c'è da preoccuparsi.
APPENDICITE:

Infiammazione dell'appendice, piccolo organo all'inizio dell'intestino crasso, che dovrebbe contribuire, in certa misura, a difendere l'intestino dalle infezioni batteriche e virali. È piuttosto rara nei bambini molto piccoli. Difficile da diagnosticare perché il bambino dice spesso di avere mal di pancia. La crisi acuta è violenta e improvvisa, con forti dolori addominali nella parte destra del corpo, che raggiungono l'inizio della coscia. Il dolore può anche non essere ben localizzato. Il bambino ha nausea e vomito, con febbre non troppo alta, 37,5° - 38°. Bisogna chiamare il medico e se l'attesa si prolunga, mettete un po' di talco e un asciugamano sulla parte destra dell'addome del bambino e ponetevi sopra la borsa del ghiaccio. Potete anche dargli da bere un po' d'acqua non gasata e ghiacciata. L'intervento chirurgico è semplice e dura dai quindici ai venti minuti; la degenza è di otto giorni e la convalescenza, a casa, di un mese circa. La peritonite è la conseguenza di un'appendicite non curata. Il dolore si diffonde in tutta la pancia, che diventa dura, "addome a tavola", impossibile da palpare; il vomito è continuo, il bambino pallido e coperto di sudore, la febbre alta, 39° - 40°. Il piccino soffre molto e deve essere ricoverato d'urgenza in ospedale per l'intervento.
Assenza:

brevissima di perdita di attività mentale, definita, nella moderna classificazione delle crisi epilettiche, come crisi di "piccolo male". Colpisce i bambini fra i 4 e 14 anni, dura 5-20 secondi e ha tendenza a ripetersi nell'arco della giornata. Il bambino resta immobile come una statua, o presenta al massimo qualche contrazione delle palpebre, poi ritorna cosciente all'improvviso senza manifestare torpore dopo la crisi. Le cosiddette assenze atipiche sono invece prolungate, presentano qualche movimento automatico ripetitivo e rientrano nella sindrome di Lennox-Gastaut.
ASCARIDIASI:

È causata da un parassita intestinale (ascaride), che vive nell'intestino tenue; è un verme rotondo, sfilato alle estremità, lungo dai quindici ai venti centimetri e con un diametro di quattro-cinque millimetri. Penetra nell'organismo sotto forma di uovo contenente un embrione: può venire da frutta o verdura lavata male o semplicemente da mani sporche. L'ascaridiasi è spesso ignorata e si manifesta solo con l'espulsione di vermi dall'organismo. La loro presenza può però portare tosse con difficoltà respiratorie o disturbi dell'apparato digerente. Per eliminarli il medico prescriverà una medicina da prendere in una sola volta e da ripetere tre settimane dopo. È bene controllare le feci degli altri bambini della famiglia.
ASMA:

Allergia respiratoria che si manifesta con crisi respiratorie acute, dovute a un momentaneo restringimento dei bronchi (broncospasmo): la prima crisi può essere improvvisa e violenta. Per evitare ricadute bisogna ricercare i fattori, spesso inalati, che l'hanno provocata. Può trattarsi di polvere di casa, polline di fiori, peli d'animali, piume dei cuscini ecc. La ricerca delle cause può essere effettuata soltanto da un allergologo. Anche un lattante può essere soggetto a crisi asmatiche. La crisi è spesso preceduta da tosse o dal nasino che cola; sopraggiungono poi le difficoltà respiratorie: l'espirazione diventa sempre più difficile, rumorosa e sibilante (fischio). A questi disturbisi aggiunge uno stato di angoscia. La crisi può essere relativamente breve, solo qualche ora, ma può anche durare ventiquattro ore e si conclude con la tosse, come era iniziata. Tra una crisi e l'altra il piccino sta perfettamente bene. La cura viene stabilita in base alla frequenza e all'intensità delle crisi. Ricordatevi comunque che le crisi asmatiche sono generalmente più impressionanti che gravi. L'asma si cura oggi con farmaci preventivi (da inalare o per via orale) e con trattamento in fase acuta, di solito per aerosol.
ASPIRINA:

È la medicina più usata per la cura dei bambini. Il suo nome scientifico è acido acetilsalicilico; ha proprietà antipiretiche, antinfiammatorie e analgesiche; le dosi e l'uso vengono stabilite secondo l'età. Sotto i due anni, in caso di febbre si deve somministrare a piccole dosi, ripetute durante la giornata. Alcuni medici, ritenendo che presenti più inconvenienti che vantaggi, la sostituiscono o l'alternano col paracetamolo.
Avitaminosi:

malattia alla cui base sta una carenza totale o parziale di vitamine nell'organismo. Una forte carenza di vitamine porta a malattie specifiche a seconda della vitamina in questione, le manifestazioni patologiche che ne derivano regrediscono solo con l'introduzione della vitamina mancante nella dieta. Oggigiorno nei paesi economicamente sviluppati è piuttosto rara la sintomatologia da carenza evidente; è comunque possibile rilevare una carenza marginale: ciò si ha quando la concentrazione vitaminica nei tessuti si abbassa fino alla soglia di guardia specifica per quella data vitamina, andando a creare una situazione di rischio. Tra le cause: alimentazione inadeguata, alterato assorbimento, aumentato fabbisogno, alterazioni in fase di preparazione, confezione e conservazione degli alimenti.
Audiometria:

metodica per esaminare la funzione uditiva. È suddivisa in audiometrìa soggettiva, comportamentale, semi-oggettiva e oggettiva. L'audiometrìa soggettiva presuppone l'attiva collaborazione da parte del paziente, perché basata sulle risposte che egli fornisce in relazione a stimoli uditivi e che possono essere influenzate dall'ambiente, dallo strumento e dalle tecniche utilizzati o da fenomeni involontari e incoscienti; può anche essere condizionata da simulazione, esagerazione e turbe psicoemotive. L'audiometrìa soggettiva comprende: l'audiometrìa tonale liminare (che utilizza stimoli di intensità liminare di cui si ricerca la soglia); l'audiometrìa tonale sopraliminare (che usa stimoli di intensità superiore alla minima in grado di evocare una sensazione sonora, e ricerca il fenomeno del recruitment); l'audiometrìa automatica (con stimoli acustici a progressione continua di frequenza e a intensità variabile); l'audiometrìa vocale (in cui si ricerca la curva di intelligibilità della parola e il suo riconoscimento come stimolo sonoro dotato di significato). L'audiometrìa comportamentale si utilizza nel neonato e nei primi mesi di vita e si basa sull'osservazione delle risposte provocate da una stimolazione acustica, che si traducono in modificazioni del comportamento. L'audiometrìa semi-oggettiva viene utilizzata tra i due e i quattro anni; il soggetto viene condizionato ad associare al suono percepito una risposta-gioco divertente. L'audiometrìa oggettiva invece consente di ottenere risposte indipendentemente dalla volontà del paziente e comprende l'impedenzometria, cioè la misurazione della resistenza opposta dalle strutture dell'orecchio medio al passaggio dell'energia meccanica vibratoria, e l'audiometrìa a risposte elettriche; quest'ultima comprende l'elettrococleografia, la BERA e l'elettroencefaloaudiometria.
autismo infantile:

psicosi che si manifesta nei primi due anni di vita e che si caratterizza per isolamento dalla realtà, con difficoltà nell'apprendimento e gravi alterazioni del linguaggio. Questa malattia è piuttosto rara e si manifesta con mancanza di sorriso, mancanza di vocalizzazione, mancanza di concentrazione dello sguardo. I bambini affetti da questa malattia si muovono ininterrottamente in maniera molto agile, con ripetizione dello stesso movimento; hanno un ritmo sonno-veglia disturbato e difficoltà al divezzamento. Al secondo anno di età non compare il linguaggio o se compare è solo di tipo ecolalico, cioè di ripetizione delle parole udite. .
BALBUZIE:

Disturbo della pronuncia che consiste nell'articolare certe parole con ripetizioni e arresti. La balbuzie può manifestarsi a qualsiasi età; nella prima età, quando il bambino impara a parlare, non è però preoccupante: a volte il bambino ha da dire più cose di quanto gli permettano le sue conoscenze del linguaggio. Questo disturbo va, invece, preso in seria considerazione se appare più tardi: è spesso il sintomo di un'angoscia profonda, provocata dall'inizio della scuola elementare o dalla nascita di un fratellino. Si accentua sempre in situazioni di stress. Talvolta è accompagnata da disturbi respiratori, da difficoltà sul piano dello sviluppo motorio o da enuresi. La balbuzie è curata con l'ortofonia associata a tecniche di relax o alla psicoterapia. Il bambino che balbetta ha soprattutto bisogno di molto affetto e comprensione da parte dei genitori.
BRONCHIOLITE:

Caratteristica bronchite del bambino di meno di due anni. Inizia con una rinofaringite, poi il bambino comincia a tossire, respira faticosamente ed espira sibilando e con un rumore che denota la presenza di catarro. A meno di sei mesi, il bimbo ai limiti dell'affanno respiratorio deve essere ricoverato in ospedale, a meno di tre mesi il ricovero deve essere in ogni caso immediato.
BRONCHITE:

Malattia infiammatoria dei bronchi. Prima dei sei mesi, il bambino è particolarmente sensibile agli attacchi dei virus e dei batteri, perché ancora insufficientemente provvisto di difese immunitarie. La bronchite, che deve essere immediatamente curata, è spesso la complicazione di una rinofaringite, di un'influenza, del morbillo, della pertosse e può anche avere un'origine allergica. La bronchite si manifesta con una tosse insistente, secca o catarrosa; generalmente con poca febbre, ma con un'accelerazione del ritmo respiratorio e con una respirazione ansante o rumorosa. La cura deve essere assolutamente prescritta dal medico; l'infezione batterica si combatte con antibiotici. State attenti che il bambino non prenda freddo, ma non copritelo troppo; l'ambiente deve essere temperato e senza correnti d'aria.
Broncospasmo:

Il broncospasmo è la costrizione di bronchi e bronchioli che può capitare in genere a causa di 3 fattori: uno spasmo della muscolatura liscia dei bronchi e bronchioli, un’infiammazione delle vie aeree ed un’eccessiva produzione di escreato (muco) a causa di una reazione allergica o irritazione causata da possibili attriti meccanici dell’aria, l’essiccazione o eccessivo raffreddamento delle vie aeree (ad esempio, durante l’asma indotta dall’esercizio).
bruxismo:

tendenza a serrare e digrignare i denti durante il sonno. Il fenomeno è frequente in soggetti adulti ed è riscontrabile anche in qualche paziente in età pediatrica. Lo sfregamento fra i denti porta al danneggiamento della dentina e favorisce l'insorgere di carie nei pazienti che soffrono di questa patologia. Non è un tic, né un vizio, né un’azione consapevole. Eppure è molto diffuso, se si considera che 1 individuo ogni 10 soffre di bruxismo,il digrignamento involontario dei denti che, se non curato, può compromettere la salute dei denti.
CADUTA:

Le cadute sono fra gli incidenti più frequenti, in particolare quando i bambini imparano a camminare, e il più delle volte non sono gravi. Sono invece preoccupanti se hanno come conseguenza vomito, sangue dal naso o dall'orecchio, perdita di conoscenza o impossibilità di muovere un arto (segno di frattura o, perlomeno, di una grave slogatura). Da tenere soprattutto sotto controllo per diversi giorni gli esiti di una caduta di testa; ogni manifestazione anormale deve essere segnalata al medico.
CALORE (COLPO DI):

Pericoloso soprattutto per il neonato e il lattante, è dovuto a un eccesso di calore provocato sia dal sole che dal riscaldamento domestico. Le ghiandole sudorifere non regolano più il calore del corpo, il bambino ha mal di testa, vertigini, nausee e il corpo caldo e asciutto. Può anche avere delle convulsioni e, nei casi gravi, perdere conoscenza. Per prevenirlo non lasciate mai il bambino in pieno sole, né in carrozzina, anche con la capote rialzata, né sotto una tenda o un ombrellone, né in macchina; non copritelo troppo se vicino a una fonte di calore, soprattutto se ha la febbre. Che fare quando ne è colpito? Stendete il bambino lontano dalla fonte di calore, slacciategli i vestiti, applicategli delle compresse imbevute d'acqua fredda sulla fronte; se è cosciente, fategli bere dell'acqua fresca e lasciatelo in posizione semi-seduta, con la testa sollevata e, comunque, chiamate subito il medico o portatelo a un pronto soccorso.
CARIE DENTARIA:

La carie che attacca i denti da latte o quelli definitivi deve sempre essere curata. Le prime carie possono apparire già a diciotto mesi e si sa che il 60% dei bambini di quattro anni ne è affetto. È il risultato dell'aggressione allo smalto da parte di sostanze acide, prodotte da batteri naturali della bocca che si installano sulle lesioni dovute alla fermentazione di alimenti rimasti fra i denti. La carie si sviluppa molto più rapidamente nel bambino che nell'adulto. La prevenzione consiste in una buona igiene orale e in un consumo modesto di zucchero, caramelle e dolci.
COLICA:

È un disturbo piuttosto frequente nel lattante. Si manifesta con pianti apparentemente immotivati, spesso alla fine della giornata; nella maggioranza dei casi i disturbi si attenuano da soli e spariscono verso i tre mesi di vita. In alcuni bambini è dovuta al passaggio di gas nell'intestino con distensione dolorosa delle pareti intestinali; in altri è la conseguenza di una difficoltà di comunicazione tra mamma e bambino. Ci sono poi coliche accidentali dovute ad alimenti mal tollerati, a colpi di freddo e anche ad alcune farine precotte. Preoccupatevi solo se sono frequenti, durevoli e con vomito. Per calmare il dolore cercate di far rilassare il bambino, coricandolo sulla pancia e massaggiandogli delicatamente il pancino. Potete dargli sollievo anche tenendolo in braccio e cullandolo.
colica gassosa:

disturbo tipico dei lattanti che, improvvisamente, presentano crisi di pianto prolungato, spesso associato a flessione degli arti sul bacino e in concomitanza con la comparsa di abbondante meteorismo. La còlica gassosa tende a ripetersi tra la terza e la nona-dodicesima settimana di vita, ma si risolve spontaneamente. La causa può essere un'intolleranza al latte vaccino, o al latte materno, oppure ancora un'aerofagia del bambino. Nel caso di un'intolleranza al latte di mucca si ricorrerà a latti ipoallergici; in presenza di intolleranza al latte materno, si dovrà far seguire alla madre una dieta priva di latte e derivati, cioccolata, uova, agrumi e pomodori: qualora non si ottengano risultati conviene ricorrere a latti ipoallergici; di fronte a una aerofagia è necessario cercare di tranquillizzare il lattante durante la poppata, evitando in tal modo la deglutizione di aria insieme al latte. La terapia con antispastici va usata con cautela; l'efficacia del dimeticone, farmaco che ridurrebbe le dimensioni delle bolle gassose, è dubbia.
COLPO Dl SOLE:

Infiammazione della pelle dovuta a un'eccessiva esposizione ai raggi ultravioletti. La pelle del bambino è particolarmente sensibile e il colpo di sole, se esteso e intenso, può essere grave e, in questo caso, può anche associarsi al colpo di calore. Il sole può inoltre causare un'anormale pigmentazione cutanea o delle reazioni allergiche, come eczemi e orticarie. I colpi di sole, come le ustioni, possono essere di diversi gradi. Quello di primo grado compare tre-quattro ore dopo l'esposizione e scompare in due-sette giorni. Si cura con applicazioni locali di pomate calmanti. Per tutti gli altri casi più gravi bisogna chiamare il medico.
CONGIUNTIVITE:

La congiuntivite, cioè l'infiammazione della membrana (la congiuntiva) che riveste il globo oculare e l'interno della palpebra, è molto frequente nel bambino piccolo, in particolare se è raffreddato e vive in collettività. Può essere causata da un'infezione virale o batterica, da un'allergia o anche da una lesione provocata da un corpo estraneo. Gli occhi sono arrossati e lacrimosi; il bambino ha una sensazione di bruciore e di prurito e, al mattino, le palpebre incollate dalle secrezioni formatesi durante la notte. Se la lacrimazione è costante rivolgetevi al medico perché controlli che non vi sia occlusione del canale lacrimale, occlusione che può facilmente provocare delle ricadute. Nonostante sia di solito benigna, la congiuntivite non deve mai essere trascurata. Per scollare le palpebre passate leggermente su ognuna di esse, dall'angolo interno a quello esterno, una compressa imbevuta di acqua tiepida. Non usate collirio senza prescrizione medica.
CONTUSIONE:

Macchia violacea che compare sulla pelle, provocata da una caduta o da un colpo. Si attenua poi passando da varie sfumature di verde e di giallo e scompare in una decina di giorni; è sensibile e dolente per qualche giorno e, se localizzata su un osso, può gonfiarsi leggermente. Per evitare che si allarghi, applicatevi una compressa imbevuta d'acqua fredda.
CONVULSIONI FEBBRILI:

Si tratta di una perdita di conoscenza dopo un'agitazione anormale. Il bambino rovescia gli occhi, gli si irrigidiscono gli arti, per qualche secondo gli si arresta il respiro, fa delle smorfie, batte i denti, respira male e si agita in modo incontrollato. Questa agitazione può durare qualche minuto ed è seguita da una perdita di conoscenza. Le convulsioni si presentano, di solito, il primo giorno di una malattia collegata, nel 95% dei casi, a un'infezione virale, durante una febbre alta o dopo un "colpo di calore", particolarmente nei bambini dai sei mesi ai sei anni. La cosa più importante è non spaventarsi e mantenere la calma: le convulsioni sono più spettacolari che pericolose. Se il bimbo è piccino, mettetevelo sulle ginocchia a pancia in giù; se è più grande, coricatelo, ben disteso, su un fianco. Slacciategli i vestiti perché respiri meglio, abbassate la luce e rimanete calmi. Se ha la febbre alta, abbassategliela con un bagno tiepido (circa due gradi meno della temperatura corporea) o con un panno imbevuto d'acqua fredda sulla fronte. Consultate sempre tempestivamente il medico.
CONVULSIONI NEONATALI:

crisi convulsive che colpiscono bambini entro il primo mese di vita. Possono essere di tipo vegetativo se il bambino diventa pallido, cianotico e rimane in apnea per qualche istante; altrimenti sono di tipo motorio. Le crisi motorie si suddividono a loro volta in crisi cloniche, caratterizzate da diminuzione dell’attenzione del bambino e movimenti ripetitivi che possono interessare la quasi totalità del corpo; crisi toniche, caratterizzate da una rigidità globale; crisi minime, caratterizzate da movimenti delle palpebre, suzione, fissità dello sguardo. La terapia va svolta sotto stretta sorveglianza medica.
CORDONE OMBELICALE:

Al momento della nascita il cordone ombelicale viene tagliato e pinzato con un'apposita graffetta; il moncone resterà fino alla formazione dell'ombelico, per cadere cinque o sei giorni dopo. La cicatrizzazione definitiva, però, avviene soltanto dopo il dodicesimo o quindicesimo giorno. Fino a quel giorno bisogna dunque pulirlo con una soluzione disinfettante e proteggerlo con una garza sterile. Se continua a gocciolare, forma una crosta, suppura o si gonfia, consultate il vostro medico. Per un po' di tempo l'ombelico potrà anche essere un po' sporgente, ma si ritrarrà prima dell'età adulta.
CRESCITA (DOLORI Dl):

Anche se i medici contestano il fatto, esiste un particolare genere di dolori diffusi, generalmente localizzati a livello degli arti, che si manifestano abbastanza frequentemente quando il bambino cresce. I bagni caldi hanno spesso un effetto calmante. In caso di dolori persistenti e con febbre, rivolgetevi sempre al medico.
Criptorchidismo:

E’ l’assenza di uno o di entrambi i testicoli dallo scroto. Si tratta di una condizione abbastanza frequente alla nascita soprattutto per i nati prematuri. Durante le ultime fasi della gravidanza i testicoli, che si formano in addome, iniziano una progressiva discesa attraverso il canale inguinale per raggiungere lo scroto prima della nascita. A volte questa discesa non avviene o avviene solo parzialmente e lo scroto appare vuoto, disabitato, perché il testicolo è rimasto bloccato in addome oppure è intrappolato lungo il canale inguinale. In quest’ultimo caso il testicolo definito “ritenuto” è palpabile e visibile come un rigonfiamento lungo l’inguine. La maggior parte dei testicoli non discesi alla nascita può comunque raggiungere lo scroto spontaneamente entro i primi 4-6 mesi di vita. Il testicolo “in ascensore” è una condizione particolare e frequente che va distinta dal criptorchidismo vero e proprio. In seguito ad uno sforzo fisico o per il freddo, per esempio, può capitare infatti che testicoli normalmente presenti nello scroto spariscano come “ risucchiati” all’interno del canale inguinale per ricomparire poi successivamente. Questi testicoli mobili o “retrattili” sono un fenomeno normale che tende a normalizzarsi spontaneamente man mano che il bambino cresce e può persistere fino alla pubertà. Approfondimenti Come si cura La terapia del criptorchidismo è prevalentemente chirurgica e consiste nel riportare il testicolo dal canale inguinale nello scroto, fissandolo per evitare la risalita. L’intervento viene effettuato prima dei 2 anni per non compromettere l’integrità e la funzione del testicolo altrimenti “costretto” in una sede per lui non naturale. Il testicolo “ in ascensore” in genere non richiede trattamento ma solo l’attesa della risoluzione spontanea. E’ comunque importante controllare periodicamente se il testicolo passa più tempo nello scroto o “fuori sede” . In questo caso può essere comunque consigliabile una valutazione presso il chirurgo pediatra.
CROSTA LATTEA:

Il cuoio capelluto e a volte anche le sopracciglia del lattante si coprono spesso di piccole croste più o meno estese e spesse. Questa seborrea si manifesta soprattutto quando la pelle del piccino è particolarmente grassa, cosa abbastanza frequente nei primi mesi di vita. Per togliere queste brutte croste ungete il cuoio capelluto del piccino con vaselina: le ammorbidirà e basterà poi un leggero shampoo per eliminarle.
DIABETE:

È dovuto all'impossibilità dell'organismo di assimilare lo zucchero. È una malattia spesso ereditaria, che si rivela generalmente con un esame delle urine in cui si riscontra la presenza di zucchero. Nel bambino piccolo è grave e non si può curare con una semplice dieta: bisogna spesso ricorrere a iniezioni di insulina. È una malattia che non guarisce mai completamente e che richiede una cura giornaliera.
DIARREA:

Attenzione a non confondere la diarrea con le feci molli. Il bambino nutrito al seno ha più di un'evacuazione per poppata, quello allattato artificialmente più di quattro al giorno. La diarrea è dovuta a un'infezione generale, a un'infezione intestinale (nel 40-50% dei casi), a un'intossicazione alimentare o anche all'intolleranza al latte vaccino. Qualunque sia l'età del bambino, l'importante è farlo bere. Sopprimete tutti i latticini, dategli in grande quantità brodo di carote, acqua di riso, gelatine di frutta (mela cotogna o mirtilli), mele grattugiate, banane o anche un preparato di carote che troverete in farmacia. Se la diarrea persiste oltre le dodici ore, consultate il medico, perché può provocare una grave disidratazione.
DISIDRATAZIONE:

Importante perdita d'acqua ed elettroliti del corpo, uno squilibrio che può mettere in pericolo la vita di un lattante. La disidratazione può avvenire in caso di diarrea, vomito, intenso sudore dovuto a febbre o eccesso di calore. Più il soggetto è giovane, più le conseguenze sono gravi. Il piccino non si muove quasi più, le sue grida sono deboli e rare; ha il volto segnato dall'ansietà, il colorito grigiastro, la fontanella incavata, la pelle che la ricopre flaccida, gli occhi infossati. Chiamate il dottore perché la reidratazione non è sempre facile. Deve essere fatta gradatamente dandogli, a breve distanza uno dall'altro, dei biberon di una speciale preparazione in quantità ridotte o ricorrendo alla perfusione, se ha perso più del 10% del suo peso. Un bambino disidratato deve essere sempre ricoverato in ospedale.
Dispepsia :

termine che indica genericamente un disturbo della digestione. Vengono distinte forme primitive, nelle quali non è possibile riconoscere alcuna malattia organica, da forme secondarie a patologie dell'apparato digerente (ulcere peptiche, ernie iatali, riflusso gastroesofageo, malattie epatiche e delle vie biliari, pancreatiti croniche, appendicopatie, parassitosi intestinali e neoplasie), o a patologie extraintestinali (cardiopatie, malattie vascolari, pneumopatie croniche, nefropatie, diabete). Il paziente può lamentare dolori e bruciori epigastrici a breve distanza dai pasti, seguiti a volte da vomito nelle forme con aumento della motilità e delle secrezioni gastroduodenali; oppure avvertire acidità di stomaco da quattro a sei ore dopo i pasti, con digestione laboriosa e senso di peso epigastrico nelle forme con diminuzione della motilità e delle secrezioni gastroduodenali. La terapia si avvale, benché con minore efficacia, dei farmaci impiegati nell'ulcera peptica.
ECZEMA:

La pelle è secca e granulosa al tatto. L'eczema si presenta come un insieme di piccole vesciche e dà un forte prurito, talvolta insopportabile. Si distingue dalle altre malattie della pelle per la sua localizzazione simmetrica sulla pelle. Può comparire verso i tre mesi di vita, con sede soprattutto sul viso; nel bambino di due anni compare alle pieghe delle ginocchia e dei gomiti, oltre che al viso. L'eczema può essere dovuto a reazioni di tipo allergico, ma può anche prodursi senza vere ragioni. La sua intensità è variabile. Fortunatamente sparisce quasi sempre intorno ai tre anni. L'eczema dei lattanti viene detto "costituzionale" e se ne trovano precedenti nella famiglia. La cura medica ha vari obiettivi: ridurre l'eczema, calmare il prurito e prevenire le ricadute.
EMICRANIA:

I mal di testa o cefalee, frequenti nei bambini, possono essere un sintomo rivelatore di varie affezioni benigne. Prima dei tre anni il bimbo non riesce a determinare con precisione la sede del male: dovete dunque farvi guidare dalle circostanze in cui questo male compare. Se il mal di testa del vostro piccino è occasionale e di breve durata, l'emicrania è priva di gravità e dovuta a una stanchezza passeggera. Per fare una diagnosi nel caso di dolori intensi, bisogna basarsi su altri sintomi: febbre, disturbi digestivi, vomito, intolleranza alla luce, rinofaringite. I mal di testa del bambino vengono quasi sempre da un'infezione del seno nasale, da leggeri difetti di vista, da una forma di emicrania su base alimentare e, talvolta, da antecedenti familiari. Possono anche essere provocati da stitichezza o eccesso alimentare. Tenete il bambino tranquillo nella semioscurità; dategli un leggero sedativo e se il malessere persiste consultate il vostro medico.
EMOFTOE :

emissione con la tosse di sangue proveniente dalle vie respiratorie misto a catarro o escreato (diversamente dall'emottisi). Può essere causata da banali infiammazioni respiratorie, o da bronchiectasie; più raramente può rappresentare un segno di carcinoma polmonare. È consigliabile segnalarla al medico, specie se è ripetuta.
ENTERITE ACUTA.:

È una malattia estremamente diffusa: è più frequente tra i bambini di meno di 3 anni: in questa fascia di età, in Italia, la presentano ogni anno un milione di bambini, mentre 110.000 la presentano in 3 diversi periodi dell'anno. In genere dura da 3 a 4 giorni (la seconda giornata è quella in cui è più intensa). Nel 6,1% dei casi, cioè in 10.000 bambini dura però più di 14 giorni. È provocata soprattutto dai virus, in minor misura dai batteri. Alcuni agenti infettivi sono presenti tutto l'anno (adenovirus e campylobacter) altri solo in alcuni periodi dell'anno:la salmonella nella tarda estate e in autunno, i rotavirus da febbraio ad aprile. I rotavirus sono gli agenti infettivi più frequenti della diarrea del bambino, infatti sono responsabili di un terzo di tutti i casi che si presentano nei primi 3 anni di vita. Alcuni sintomi possono aiutare i genitori a capire se la diarrea sia determinata dai virus o dai batteri. È determinata dai virus se le scariche sono meno di 8 al giorno e c'è vomito. La diagnosi certa per capire la causa, cioè identificare l'agente infettivo responsabile dell'enterite è eseguire un esame delle feci che si chiama coprocoltura. Se vengono rilevati virus non è necessario assumere antibiotici, ma anche se vengono evidenziati batteri patogeni, cioè responsabili della diarrea, non sempre è necessario assumere antibiotici. Per la cura e il tipo di alimentazione vedi: diarrea.
ENTEROVIRUS.:

Gli Enterovirus penetrano nell’organismo attraverso due vie, quella respiratoria (attraverso l’aria respirata) o quella digestiva soprattutto attraverso le mani sporche. Dopo i virus si fermano nei linfonodi (“ghiandole”) vicino alla gola o alle tonsille se l’ingresso è avvenuto attraverso la via respiratoria o nei linfonodi disposti lungo l’intestino. Per due giorni gli Enterovirus stanno fermi e si riproducono così sono pronti per attaccare all’organo o l’apparato prescelto, infatti si passa alla fase della viremia (entrano nel sangue, che è un torrente che li porta dappertutto). La caratteristica degli Enterovirus è proprio di poter infettare, e fare ammalare tanti organi diversi,anche se in genere ne colpiscono uno per volta. Si può comunque stare tranquilli perché la patologia che determinano si risolve spontaneamente. Quasi nella metà dei casi i virus non determinano nessun sintomo: quando, invece, sono presenti, nella maggior parte dei casi, si ha febbre: anche alta, che dura, in genere, tre giorni, ma in alcuni casi scompare per due o tre giorni e poi si ripresenta, ma, al massimo, quattro giorni, scompare senza complicanze, apparato respiratorio: raffreddore, tosse, mal di gola, tonsillite, in alcuni casi anche polmonite, apparato digerente: nausea, vomito, stipsi, dolore addominale (“mal di pancia”), diarrea, Stomatite (è l’infezione e l’infiammazione della bocca): dove ci possono essere vescicole (raccolte di liquido di uno o due millimetri di diametro), Occhi: congiuntivite. Pelle: ci possono essere chiazze rosse, anche di alcuni millimetri di diametro, ma la manifestazione più tipica è costituita dalle vescicole (sono raccolte di liquido di diametro inferiore a tre millimetri) che spesso vengono scambiate per puntura di zanzara,ma per non commettere errori si deve pensare che le vescicole siano dovute agli Enterovirus quando sono più di tre. Muscoli e articolazioni: si infiammano perciò avremmo dolore al tronco e agli arti. La cura. Tutte queste manifestazioni provocate dagli Enterovirus guariscono da sole entro cinque giorni senza dover prendere nessun farmaco, infatti, visto che questi disturbi sono dovuti ai virus, non esiste una terapia specifica, l’unica cura è quella classica che si attua in queste situazioni, paracetamolo quando c’è febbre, decongestionanti nasali in caso di raffreddore, mentre, quando c’è diarrea, è importante bere molto. Per il vomito e il dolore addominale (“mal di pancia”), si deve consultare il medico, soprattutto se i sintomi tendono a persistere. Se i sintomi durano più di cinque giorni si deve consultare nuovamente il medico. Riassumendo gli enterovirus: Entrano dalla bocca Vanno nell’apparato respiratorio o digerente Dopo 1 giorno si annidano nei linfonodi più vicini e nelle tonsille Dopo altri 2 giorni si ha la viremia (si riversano nel sangue) e da qui raggiungono i vari Organi e apparati (respiratorio,digerente,pelle,occhi,muscoli…) provocando vari sintomi clinici: febbre, tosse, raffreddore, diarrea… Entro 5 giorni si ha la guarigione.
ENURESI:

Questo termine indica generalmente il fatto di "fare la pipi a letto" di notte, nei bambini dai tre ai quattro anni, ma in realtà si applica a ogni forma di minzione incontrollata. L'enuresi è detta primaria se di notte il bambino non è mai stato asciutto, secondaria se invece lo è stato per un certo tempo e poi ha ricominciato a bagnarsi. Anche se le cause di questa forma secondaria sono quasi sempre psicologiche, prima di iniziare una cura in questo senso è bene accertarsi che non vi sia nessun problema organico. L'enuresi è un sintomo affettivo: le sgridate, le punizioni, le prediche non ottengono nessun risultato, bisogna mettere in luce le cause profonde di questo disturbo. Il problema non si risolve con una limitazione dei liquidi o con medicine, ma con un trattamento profilattico: bisogna dare al bambino una sensazione di fiducia e renderlo partecipe in modo attivo alla cura, e particolarmente a minzioni controllate quando va in bagno. Nel caso di enuresi primaria, spesso esiste una familiarità, nel senso che almeno uno dei genitori hapresentato questo problema.
EPATITE:

Infiammazione del fegato relativamente frequente, può essere provocata da due virus difficili da distinguere: quello A e quello B. Si manifesta inizialmente con febbre e stanchezza, poi la pelle acquista una colorazione gialla più o meno intensa, che permette di diagnosticare la malattia; il fegato s'ingrossa ed è dolente alla palpazione. Dopo due settimane circa di cura, tutti i disturbi spariscono. L'epatite A, o epatite epidemica, è generalmente benigna; l'epatite B, o epatite da inoculazione, può portare delle complicazioni. Il virus A si trasmette col contatto o con gli oggetti toccati dal bambino o dall'adulto durante la malattia. Il virus B è trasmesso generalmente con una trasfusione di sangue infetto o con l'uso di siringhe contaminate ecc. Grave è l'epatite B trasmessa per via placentare, che si manifesta nei due mesi successivi alla nascita. In Italia la vaccinazione contro l'epatite B è attualmente obbligatoria.
EPISTASSI:

L'epistassi, cioè il sanguinamento nasale, può essere dovuta a un corpo estraneo introdotto nelle fosse nasali e che non provoca dolore. Il bambino dimenticherà la sua presenza, ma questo corpo estraneo dopo un certo periodo di tempo provocherà sanguinamenti. Se sono di sangue scuro c'è il pericolo di un'infezione e bisogna portare subito il bambino dal medico. Può anche verificarsi durante un raffreddore o essere dovuto a una fragilità dei vasi sanguigni della mucosa nasale. Nella maggior parte dei casi, però, è la conseguenza di una caduta o di un colpo. Tenete il piccino seduto, leggermente chinato in avanti, con la testa alta; col dito comprimete per qualche minuto la narice che sanguina fino a che il sangue non coaguli; non fatelo tossire, non lasciate che si soffi il naso subito dopo il colpo. Se la perdita continua, inumidite una garza con un emostatico o con acqua ossigenata, arrotolatela e introducetela nella narice del bimbo tenendone fuori l'estremità. State attenti a evitare due errori: non fategli piegare la testa all’indietro (il sangue scorrerebbe in gola) e non usate delle compresse di cotone perché le fibre possono restare nel naso. Causa del sangue da naso può anche essere un'insolazione, spesso abbastanza grave in un bambino piccolo; portatelo dunque subito dal medico, dopo avergli messo sulla testa e sulla nuca un asciugamano bagnato con acqua fredda. Se le perdite si ripetono, apparentemente senza ragione, consultate il medico, potrebbe essere il sintomo di una malattia più grave. Quando l'emorragia è dovuta a un colpo alla testa o a un incidente grave, fatelo stendere raggomitolato su un fianco, col collo non schiacciato, la testa leggermente piegata all'indietro per liberare le vie respiratorie, il naso e la bocca verso il basso e portatelo in questa posizione all'ospedale più vicino: può talvolta essere il sintomo di un trauma cranico.
ERITEMA:

Il lattante ha la pelle delicata: basta la minima aggressione per provocarne un arrossamento più o meno intenso. L'eritema del sederino o da pannolini è dovuto a varie cause: prolungato contatto con le urine, mutandine impermeabili, pannolini di fibre sintetiche o lavati con un detergente o un ammorbidente e mal sciacquati. Si tratta di piccole macchioline rosse leggermente in rilievo che si localizzano per lo più nelle pieghe dell'inguine estendendosi talvolta alla parte bassa dell'addome e all'inizio delle cosce. Il sederino del bambino è caldo e dolente. Appena rilevate il minimo "arrossamento" cambiate il bambino il più spesso possibile. Per evitare la macerazione dovuta alle urine usate del sapone acido diluito; quando lo cambiate, asciugategli bene il sederino e le pieghe dell'inguine e applicategli poi uno strato protettivo di pomata a base di ossido di zinco. Se il problema è persistente consultate il vostro medico: potrebbe essersi verificata una soprainfezione da funghi.
ERITEMA DA CALDO:

L'eritema da caldo (o sudamina) è un'eruzione temporanea di vescichette bianche sulle tempie, collo, spalle e, qualche volta, su tutto il corpo. E dovuto alla traspirazione causata da caldo eccessivo: vestiti troppo pesanti, temperatura esterna elevata, e talvolta febbre. E consigliabile asciugare le piccole lesioni, mettere del talco mentolato e fare indossare al bambino indumenti di cotone.
ERNIA:

Nome generico che serve a indicare due tipi diversi di ernia. L'ernia ombelicale, più frequente e meno grave, è dovuta a un'eccessiva lunghezza dell'anello ombelicale che deve generalmente chiudersi dopo la nascita. Si manifesta con un ingrossamento vicino all'ombelico e, se non si riassorbe da solo, può essere necessario un intervento chirurgico, che si pratica generalmente verso i tre-quattro anni. Anche l'ernia inguinale è abbastanza frequente e benigna. È dovuta alla mancata chiusura del canale peritoneovaginale: da quell'orifizio esce un pezzetto d'intestino a livello dell'inguine. Può essere sempre visibile o comparire e scomparire. Bisogna aspettare otto mesi per essere sicuri che non sparisca da sola; se questo non avviene, si deve ricorrere all'intervento chirurgico. Questo tipo d'ernia può comportare una complicazione, cioè strozzarsi. L'ernia strozzata si rileva dalla impossibilità di farla rientrare nell'intestino e dalle grida di dolore del bambino. Bisogna operare d'urgenza.
FARINGOTONSILLITE:

La faringotonsillite, o angina, è provocata da un batterio o da un virus. Colpisce i bambini sopra l’anno, in qualsiasi stagione, ed è contagiosa. È spesso il sintomo di altre malattie come il morbillo, l'influenza, la scarlattina. Il bambino non si sente bene, ha male alla testa, la febbre è alta (39°C - 40°C), la deglutizione dolorosa. Se presenta questi sintomi, controllategli le tonsille, mettendovi di fronte a lui e illuminandogli la gola con una pila, dopo che il bambino avrà aperto la bocca e tirato fuori la lingua. Le tonsille saranno così perfettamente visibili: se l'infezione è in corso, saranno arrossate e ingrossate o coperte da placche o puntini biancastri. La tonsillite richiede sempre l'esame e la cura efficace del medico, che prescriverà probabilmente un antibiotico; la guarigione avviene generalmente dopo qualche giorno. Alcuni bambini, però, hanno frequenti ricadute e, in questo caso, genitori e medico devono considerare l'opportunità di ricorrere a una cura radicale (tonsillectomia, o asportazione delle tonsille), soprattutto se si verificano frequenti infezioni tonsillari streptococciche (almeno cinque all'anno). Queste provocano al bambino un ritardo nell'accrescimento e, se è in età scolare, frequenti assenze. E un intervento che si fa generalmente dopo i quattro anni e in anestesia totale. Dopo i nove anni la tonsillite tende a diminuire e il volume delle tonsille non costituisce, se queste sono sane, un sintomo patologico.
FEBBRE:

La temperatura normale del corpo è di 37°. Nel bambino si può cominciare a parlare di febbre quando raggiunge i 37,8°C. La febbre indica che l'organismo si sta difendendo da un'infezione o un'infiammazione, ma il fatto che sia alta o bassa non ne indica la gravità. Infatti può anche succedere che i lattanti abbiano un'infezione grave senza febbre. Il bambino ha un aspetto diverso dal solito: ha il volto leggermente arrossato, il respiro accelerato, gli occhi lucidi, suda abbondantemente e può anche avere delle convulsioni. Il vostro primo obiettivo deve essere quello di far scendere la febbre: non riscaldate troppo la camera (19° circa), mettetegli un fazzoletto bagnato sulla fronte e somministrategli un comune antipiretico in dosi pediatriche (solo con febbre persistente oltre i 38,5°). Se la febbre persiste, chiamate il medico.
FERITA LACERO-CONTUSA:

Comunemente detta "sbucciatura", si tratta della ferita più comune e meno grave, dovuta a una caduta o a un gesto maldestro contro un oggetto più o meno tagliente. Curatela con delicatezza. Lavatevi bene le mani, pulitela con acqua ossigenata andando dal centro alla parte periferica, applicatevi poi una pomata anallergica o antibiotica e controllatela dopo qualche ora, per assicurarvi che non vi sia pericolo d'infezione. Attenzione alle sbucciature sulla bocca e sul naso, bisogna sorvegliarle con cura.
Fimosi e parafimosi:

Nel feto di sesso maschile, a partire dal quinto mese di gestazione, il prepuzio ricopre il glande mantenendosi in questa fase fuso ad esso: le due strutture iniziano successivamente a separarsi mediante un fenomeno fisiologico che si protrae anche dopo la nascita. Alla nascita, solo il 4% dei neonati maschi presenta un prepuzio ritraibile sul glande e tale percentuale aumenta fino al 10% a 3 anni: a questa età il prepuzio continua a non essere completamente ritraibile sul glande per la persistenza delle fisiologiche aderenze balanoprepuziali, che comunque tenderanno poi a sparire autonomamente. Vari gradi di aderenza del prepuzio al glande (da: International Brazil J Urol) Si parla di fimosi (dal greco “phimosis”, chiusura), quando il prepuzio è completamente non ritraibile, e presenta un aspetto tipico, assimilabile a una specie di piccola proboscide. La fimosi può essere congenita (stenosi prepuziale vera), e in questo caso quando si prova a retrarre il prepuzio si è in grado di visualizzare il glande, provocando l’eversione di una parte della mucosa interna del prepuzio, in assenza di segni di pregressi sanguinamenti, lacerazioni o flogosi. Nel caso in cui la fimosi sia secondaria (stragrande maggioranza dei casi), ovvero sia dovuta ad infezioni ricorrenti e/o a cicatrici provocate da tentativi di retrazione forzata del prepuzio, l’ostio prepuziale permette di vedere il glande senza dover retrarre il prepuzio, e in questo caso si possono notare gli esiti di precedenti lacerazioni ma non si riesce a provocare l’eversione della mucosa interna del prepuzio. La fimosi solitamente non provoca alcuna sintomatologia, a meno che l’accumulo di smegma (cellule epiteliali desquamate che si accumulano sotto al prepuzio) non sia tale da provocare una balanopostite (balanite è l’infiammazione del prepuzio, postite è l’infiammazione del glande) con flogosi, tumefazione e dolore a livello prepuziale, oppure, più raramente, disuria e stranguria. Ad ogni modo se l’apertura del prepuzio è tale da permettere al bambino di urinare normalmente non esiste alcuna indicazione ad eseguire la cosiddetta ginnastica prepuziale (tentativi di retrazione forzata del prepuzio) dal momento che le aderenze fisiologiche si risolvono spontaneamente, e la fimosi non viene prevenuta, ma, anzi, a volte favorita da tali manovre. Inoltre, la retrazione forzata di un prepuzio stenotico potrebbe provocare una parafimosi. Qualora la fimosi sia serrata si può tentare un ciclo terapeutico di un mese con un corticosteroide locale, che secondo alcuni studi può essere in grado di vincere la fimosi. Qualora sia invece indicato l’intervento chirurgico si può ricorrere all’allargamento dell’ostio prepuziale o alla circoncisione, che si esegue in anestesia generale a partire dai 6 mesi di vita. La circoncisione, che corrisponde ad una escissione circonferenziale del prepuzio, è indicata in tutti i casi di fimosi secondaria, è risolutiva e potrebbe ridurre il rischio di metaplasia tessutale nell’adulto. Parafimosi (tratta da BMJ) Con parafimosi (o fimosi strozzata) si intende invece una condizione che si sviluppa acutamente per una impropria retrazione dl prepuzio al di sotto del solco coronale lasciandolo in questa posizione per un breve periodo: ciò determina uno strozzamento della base del glande da parte dell’orletto prepuziale con conseguente ristagno venoso che provoca edema di glande e prepuzio con impossibilità a retrarre il prepuzio, riduzione dell’apporto di sangue arterioso, e sintomatologia dolorosa. Si tratta di una vera e propria emergenza (rischio di gangrena), per cui è necessario rivolgersi subito ad uno specialista per provare a risolvere il quadro manualmente (mediante lubrificanti e una corretta spremitura dell’edema), e, se ciò non è sufficiente, mediante la circoncisione. Curiosità: si narra che il re francese Luigi XVI fosse affetto da una fimosi severa che rendeva i suoi rapporti sessuali estremamente dolorosi, al punto da non riuscire a consumare il matrimonio con Maria Antonietta per almeno 4 anni. Alla fine, con grande sollievo suo e della moglie, una circoncisione lo curò completamente!
FOLGORAZIONE:

Il passaggio della corrente elettrica attraverso il corpo produce una scossa che può provocare svenimenti, ustioni localizzate nel punto di contatto o spasmi muscolari che impediscono alla vittima di staccarsi dal contatto elettrico. Se la corrente elettrica raggiunge il cuore o il cervello può provocare arresto cardiaco e/o arresto respiratorio. Cose da fare: Controllare sempre eventuali fili scoperti in casa Staccare la corrente alla sorgente della scarica Allontanare il bambino dal contatto elettrico senza toccarlo con le mani, va bene del materiale isolante come un lenzuolo, da usare come cappio Controllare battito cardiaco e respirazione, se assenti effettuare respirazione bocca a bocca, solo se si è competenti attivare un massaggio cardiocircolatorio, chiamare subito il pronto soccorso Cose da non fare: Non toccare il bambino a mani nude o con oggetti di metallo Non farlo rialzare a forza, ma va coperto ed isolato dal terreno Non dare medicinali o alcool .
FONTANELLA:

Area molle sulla sommità della testa del bambino tra le lamine ossee del cranio non ancora saldate. La più importante e più grande dal punto di vista medico è quella anteriore, sulla sommità della testa. È coperta da una robusta membrana che può sembrare sottile perché sotto la fontanella si percepisce un battito. Questa membrana deve essere sempre ben tesa, se si ammoscia indica una disidratazione; una fontanella convessa è il sintomo di un bambino malato. Le fontanelle si chiudono con l'età: quella posteriore molto rapidamente (verso le due-tre settimane), quella anteriore verso i dodici-diciotto mesi.
FORUNCOLO:

Ogni pelo è dotato di un follicolo pilifero che ha sede nello strato profondo dell'epidermide. Il foruncolo è un'infiammazione di questo follicolo dovuta allo stafilococco aureo. Il foruncolo si manifesta con una tumefazione rossa e dolorosa in mezzo alla quale se ne forma poi un'altra, piccola, bianca e con pus. Il pus fuoriesce quando il foruncolo è maturo e sulla pelle, ormai secca, rimane una cicatrice. Attenzione, i foruncoli sono contagiosi e possono espandersi su tutto il corpo. Pulite con un antisettico la pelle attorno ai foruncoli, che coprirete poi con una garza sterile; se si localizzano sul sederino, le ascelle, le pinne nasali o il condotto uditivo, chiamate il medico. In ogni caso non schiacciateli mai e non applicatevi impacchi caldi.
FRATTURA:

Violenta rottura di un osso. Può essere diretta, cioè conseguenza immediata di un colpo, o indiretta, cioè dovuta a un movimento del corpo (trazione, flessione, torsione). La frattura più comune nel bambino è quella detta a "legno verde", cioè incompleta come avviene quando si rompe un ramo verde. Il bimbo soffre molto, non può servirsi dell'arto, gonfio e contuso. Per determinare la gravità della frattura è necessaria una radiografia. Dovete portare il piccino all'ospedale, cercando di muovere il meno possibile l'arto leso. Se il bimbo è steso a terra e non riesce ad alzarsi, cercate soltanto di metterlo comodo senza però spostarlo: lo faranno gli specialisti, medici o infermieri. Se la frattura è aperta o esposta, cioè vi è anche una ferita, coprite quest'ultima con una garza sterile, prima di portarlo all'ospedale. Evitate comunque di dargli da bere o da mangiare: è molto probabile che le cure richiedano la somministrazione di un anestetico.
GASTROENTERITE:

Infiammazione contemporanea dello stomaco e dell'intestino, che si manifesta con dolori addominali, vomito e diarrea. Nel bambino piccolo deve essere immediatamente curata perché può provocare una grave disidratazione. Le forti diarree sono spesso dovute a un'infezione intestinale di origine virale (rotavirus) oppure batterica (salmonelle o stafilococchi). Raramente si associano a certe forme infettive, come l'otite. Il piccino è pallido e abbattuto; consultate immediatamente il medico.
GELONE:

È una reazione anormale al freddo. Si manifesta con lesioni rosse, gonfie, a macchie o placche,che diventano poi lucide e liscie e, in seguito, violacee. Il freddo umido contribuisce alla formazione di geloni e il sole li peggiora; danno prurito. Con una cura medica spariscono in due o tre settimane. Per prevenirli, scegliete per il bambino un abbigliamento ampio, impermeabile, che non lo stringa e che lo protegga grazie alla sovrapposizione di vari indumenti e quindi di vari strati d'aria. D'inverno mettetegli delle calze pesanti e dei guanti.
IMPETIGINE:

Infezione superficiale della pelle dovuta a streptococchi o stafilococchi. È una malattia molto contagiosa, la cui trasmissione è facilitata da scarsa igiene. È caratterizzata dalla formazione di vescicole-pustole dalle quali fuoriesce un liquido che si rapprende in croste giallastre che si localizzano soprattutto sul viso, in particolare attorno al naso e alla bocca, ma anche sulle dita e sulle ginocchia, fino a estendersi a tutto il corpo. La cura deve essere prescritta dal medico. L'impetigine richiede prima di tutto un'accurata disinfezione locale, poi un trattamento locale che, in caso di ricaduta, potrà essere per via generale.
INCUBAZIONE:

Il tempo che intercorre tra il momento in cui il bambino contrae la malattia e quello in cui la si può diagnosticare. Questi sono i tempi d'incubazione delle principali malattie: - pertosse: da 8 a 14 giorni - parotite: da 14 a 25 giorni - morbillo: da 8 a 14 giorni - rosolia: da 14 a 21 giorni - scarlattina: da 1 a 5 giorni - varicella: da 17 a 21 giorni.
INFEZIONE Dl UNA FERITA:

Per evitare l'infezione, le ferite devono sempre essere prima lavate e poi coperte con una garza sterile. C'è un inizio d'infezione appena la ferita diventa dolente, gonfia e infiammata. Occorre allarmarsi se compaiono striature rosse attorno alla ferita, se la cute circostante è tesa e soprattutto se il dolore è persistente e lancinante.
INFEZIONE URINARIA:

Si può localizzare nei reni, nella vescica o all'uretra. Relativamente frequente, non è sempre grave e puo essere associata a una malformazione (per esempio, un reflusso vescico-ureterale). Nel lattante si manifesta con un arresto o un rallentamento dell'accrescimento ponderale e con febbre. Il bambino un po' più grande si lamenta in genere di dolori addominali o di dolori quando urina: si tratta allora di cistite. Le infezioni urinarie recidivanti fanno generalmente pensare a una malformazione che potrebbe richiedere un intervento chirurgico. Una cura a base di antibiotici combatte efficacemente l'infezione.
INFLUENZA:

Malattia infettiva molto contagiosa da non confondere con una semplice rinofaringite. Benigna nella maggioranza dei casi, può però avere delle complicazioni (otite, bronchite o broncopolmonite) soprattutto nel lattante e nel bambino piccolo. Generalmente si manifesta all'improvviso con una sensazione di intensa stanchezza e di avere "le ossa peste". La febbre è alta (40°), il piccino si lamenta di avere mal di testa e dolori muscolari, può tossire o avere disturbi digestivi. La malattia guarisce in pochi giorni, ma la convalescenza è lunga. Chiamate il medico e richiamatelo senza esitazioni se compaiono delle complicazioni (mal d’orecchie, difficoltà respiratorie, convulsioni). Lasciate il bambino a letto, soprattutto finché ha la febbre: il riposo è indispensabile. Alimentatelo normalmente, ma con cibi leggeri; dategli spesso da bere, soprattutto succhi di frutta e acqua minerale.
INSOLAZIONE:

A seguito di un'eccessiva esposizione al sole il bambino può diventare pallido e sudato e la sua temperatura superare i 38°C. È indispensabile tenerlo in un ambiente fresco, spogliarlo, dargli da bere dell'acqua leggermente salata (un cucchiaio di sale per litro), o meglio una soluzione idroelettrolitica, e misurargli la temperatura ogni mezz'ora. Se la febbre non scende, chiamate il medico.
INTOSSICAZIONE:

Le più frequenti sono dovute a "incidenti domestici": cibi avariati, medicine o prodotti per la casa. Le intossicazioni di origine alimentare si manifestano con vomito, nausea, coliche e diarrea, spesso accompagnati da disturbi nervosi o febbre. Se il vomito dura più di mezz'ora, le coliche più di due ore e le condizioni generali del piccino si aggravano, chiamate il medico e cercatene le cause. Mettete il bambino a letto, conservate, se possibile, quello che ha vomitato e non dategli nessun alimento e nessuna medicina senza il parere del medico. Le intossicazioni da farmaci possono essere dovute a una posologia errata o al fatto che il piccino ha commesso l'imprudenza di ingerire un prodotto nocivo per lui. Telefonate al medico o al più vicino centro anti-veleni. Cercate la scatola della medicina per indicarne la composizione agli interessati e, se possibile, ritrovate la ricetta del medico. La maggior parte dei prodotti per la pulizia della casa e per il bucato, come pure gli insetticidi, i topicidi o i pesticidi, sono pericolosi se ingeriti. Alcuni, però, sono particolarmente tossici: candeggina (concentrata), ammorbidenti, prodotti per lavare i piatti, per togliere la ruggine e il tartaro, per il decapaggio, cera, lucido per le scarpe, antigelo, smacchiatori, antitarme, sturalavandini. Lo sono anche alcuni prodotti per l'igiene e le cure di bellezza (deodoranti per il corpo e creme da trucco). I disturbi variano a seconda dei prodotti e delle quantità ingerite. Alcuni danno nausea, vomito, salivazione, lacrimazione, tosse; altri, disturbi generali: circolatori (topicidi), renali (insetticidi), polmonari (smacchiatori, benzina), nervosi (smacchiatori, pesticidi). Non perdete la testa: cercate di determinare rapidamente la causa dell'intossicazione e, di massima, non date da bere al piccino, soprattutto non del latte (può accelerare il diffondersi del prodotto nell'organismo), senza aver prima consultato il medico. Non cercate di farlo vomitare, soprattutto se ha assorbito dei prodotti detergenti o caustici o se è incosciente, e portatelo invece immediatamente al pronto soccorso o al più vicino centro anti-veleni. In tutti i casi cercate di sapere cosa ha assorbito, in quale quantità e quando, prendete nota del suo peso e stabilite, con calma, come si comporta. Un'intossicazione può anche essere causata dall'inalazione di un gas tossico; il più comune è l'ossido di carbonio prodotto da uno scaldabagno che perde o da una stufa a carbone. Queste intossicazioni si manifestano con mal di testa, vertigini, una grande stanchezza che può diventare coma. Arieggiate immediatamente il locale e chiamate i pompieri.
ITTERO FISIOLOGICO:

Nei primi tre giorni di vita molti neonati e prematuri sono gialli. Questa colorazione è dovuta al fatto che il fegato non ha ancora acquisito le sue capacità funzionali normali o a un'incompatibilità del gruppo sanguigno fra il feto e la madre. Nella maggioranza dei casi questo ittero non viene curato, fatta eccezione per i prematuri che vengono trattati con fototerapia o, nei casi più gravi, con exsanguinotrasfusione. Rare sono nei neonati le altre forme di ittero, dovute a epatiti infettive. Tutte le infezioni o malformazioni del fegato possono provocare un ittero.
LABBRO LEPORINO:

Il labbro leporino (o palatoschisi) è una malformazione congenita, costituita da una fessura del labbro e del palato. Oggi si opera con facilità. Il bambino potrà avere qualche problema nell'imparare a parlare, problemi che scompariranno, però, con la rieducazione.
LARINGITE:

Spesso, in seguito a un raffreddore, i virus penetrano nella laringe e nella trachea. La laringite può presentare delle complicazioni, come una tonsillite o una bronchite, da seguire con molta attenzione nel bambino piccolo. Il piccino si sveglia tossendo, una tosse stancante e dolorosa ad accessi rauchi e stridenti, piange e ha la voce roca. Chiamate immediatamente il medico e cercate intanto di calmare il bambino preso dal panico perché ha l'impressione di soffocare. Portatelo in bagno e fate scorrere l'acqua calda per creare un ambiente umido. Attenzione, se la difficoltà respiratoria è accompagnata da febbre alta, la voce del bambino è soffocata e la salivazione intensa, si può trattare di un'epiglottite, che richiede il ricovero in ospedale.
LARINGOSPASMO:

definito anche laringite spasmodica acuta,o croup. È provocata dai virus, soprattutto i parainfluenzali(i tipi 1 e 2). . Si presenta soprattutto di notte. Il primo episodio si verifica nei bambini di età compresa fra i 6 mesi e i 3 anni. Dopo un primo episodio se ne può verificare un secondo entro l’età di 5 anni. Questo fenomeno si spiega con il volume ridotto delle vie respiratorie. Aumentando con la crescita non si ha più la facilità di ostruzione. Il bambino può presentare anche tosse secca, metallica, di tipo “abbaiante” e alterazione della voce, dopo inizia a respirare male, soprattutto nella fase di inspirazione (cioè di introduzione dell’aria). Il disturbo dura alcune ore, in genere all’alba è tutto risolto, anche se si può ripresentare un nuovo episodio la notte o le notti successive. La cosa più importante è far respirare al bambino aria umida e la si può ottenere portandolo nel bagno aprendo tutti i rubinetti dell’acqua calda. Utile anche, soprattutto nell’attesa che si formi il vapore nel bagno, lo si potrà portare all’aria aperta, per esempio in terrazza o davanti a una finestra aperta. Se non si nota subito un netto miglioramento si dovrà eseguire un aerosol con corticosteroidi (vedi aerosol). Se non è possibile si deve ricorrere alla via intramuscolare. Gli antibiotici sono inutili.
LENDINI:

I lendini sono le uova dei pidocchi. Si attaccano ai capelli e spesso alla nuca e la mancanza d'igiene ne favorisce la proliferazione. Lavate spesso i capelli dei piccini e al minimo allarme ricorrete a un trattamento adatto. Ricordatevi che vi sono anche degli shampoo preventivi, se avete il sospetto di un contatto con un portatore.
LINFONODO:

Nel corpo vi sono molti linfonodi (comunemente detti ghiandole), ma i più "utili" dal punto di vista diagnostico sono quelli del collo, della nuca, delle ascelle e dell'inguine. Nel bambino di meno di due anni sono palpabili solo quelli del collo e delle ascelle, sempre che il piccino non sia troppo robusto. In caso di malattia e d'infezione i linfonodi s'ingrossano, indicando così quale sia la parte lesa.
LUSSAZIONE:

Si usa questo termine per indicare che un osso è uscito dalla sua cavità articolare. Le lussazioni senza frattura sono rare. Le più frequenti sono quelle della spalla e della mascella: devono essere diagnosticate e curate dal medico.
LUSSAZIONE CONGENITA DELL'ANCA:

Può essere dovuta a due cause: la predisposizione genetica o uno stiramento prodottosi durante la vita intrauterina. Oggi l'individuazione viene fatta al momento della nascita con un'ecografia, ripetuta dopo due mesi: infatti più precoce è il trattamento, migliore è il risultato. A volte, se l'intervento è precoce, basta fasciare il piccino con le gambe larghe (per esempio utilizzando un doppio pannolino), per mantenere la testa del femore centrata rispetto alla cavità acetabolare, e la cura richiede a volte qualche mese.
MAL D'AUTO:

Il mal d'auto (o cinetosi) è un malessere dovuto a movimenti della testa provocati da una macchina in marcia e che ha la sua origine sia in una momentanea rottura di un equilibrio fisiologico sia nella paura di partire e nella noia del viaggio. Alle prime curve, ai primi rollii, alle prime turbolenze d'aria il piccolo viaggiatore si lamenta di avere la "nausea", cioè male allo stomaco. È pallido, gli gira la testa, goccioline di sudore gli imperlano la fronte. Il suo stomaco si contrae, ha voglia di vomitare, soffre di forti nausee. Tutto è dovuto a un unico fenomeno: l'eccitazione anormale e ripetuta di una parte dell'orecchio interno (il vestibolo), da cui parte il nervo dell'equilibrio. Quando il viaggiatore è sottoposto a brusche variazioni di posizione in senso orizzontale e verticale, il suo centro d'equilibrio viene fortemente scosso: prova allora una specie di vertigine che gli dà la nausea. Inoltre, nel bambino, il centro d'equilibrio non è ancora ben stabilizzato. Per combattere questi disturbi, mettete al piccino degli indumenti ampi e adatti alla stagione, fate frequenti fermate, rispettate le pause dedicate al bere. Oppure viaggiate di notte: disteso e addormentato il bimbo non avrà problemi.
MALATTIA DA GRAFFIO Dl GATTO:

Il graffio del gatto provoca un'infezione con linfoadenite (infiammazione dei linfonodi vicino al graffio). Disinfettate la ferite; se i graffi sono numerosi e profondi, se la ferita ha un aspetto poco rassicurante e se rilevate dei gonfiori nel cavo dell'ascella o nelle pieghe dell'inguine e il bambino accusa dei dolori, chiamate il medico.
MALATTIE CONTAGIOSE:

Nel bambino le più frequenti sono il morbillo, la parotite (orecchioni), la scarlattina, la varicella e la rosolia. Non gli è concesso di frequentare né il nido, né l'asilo. I bimbi sono particolarmente contagiosi verso la fine dell'incubazione e nei primi giorni della malattia. Comunque, dato che il periodo d'incubazione è molto variabile, è difficile evitare il contagio.
MENINGITE:

Un nome che spaventa sempre, la meningite è caratterizzata da cefalee, vomito, febbre e soprattutto contrattura della nuca. Sono sintomi che si possono rilevare più facilmente in un bambino grande che in un lattante, il quale manifesta semplicemente il suo malessere lanciando grida acute; la fontanella sarà abnormemente tesa. Per confermare la diagnosi si esegue una puntura lombare per analizzare il liquido cefalorachideo. La meningite può venire in seguito a una rinofaringite, ma anche essere causata da svariati batteri. In ogni caso richiede sempre un ricovero urgente. Le meningiti di origine virale, meno gravi e rare nei bimbi molto piccoli, sono spesso complicazioni di malattie come la parotite, la sesta malattia, la varicella. Si curano cercando di alleviare il dolore e di abbassare la febbre.
MICOSI:

Affezione provocata da un fungo microscopico a livello della pelle, che si localizza generalmente nelle unghie e nel cuoio capelluto. Le micosi si presentano sotto forma di placche rosse ben delimitate, spesso con una desquamazione, e non danno prurito. Si trasmettono per contatto diretto o indiretto, come per esempio scarpe, federe, pettini, sabbia o pavimentazione delle piscine. Si curano con applicazioni locali di pomate.
MILIARE:

Nome scientifico dei puntini bianchi o giallastri che compaiono sul naso e sugli zigomi del lattante, dovuti all'immaturità delle sue ghiandole sudorifere. Non richiedono nessuna cura e spariscono da soli.
MIOPIA:

Difetto ottico che non permette di vedere distintamente gli oggetti lontani le cui immagini appaiono confuse e "non a fuoco". Per accomodare le immagini il bambino deve strizzare gli occhi e tende ad avvicinare il viso a quello che legge o scrive. La miopia è causata da un difetto di forma del globo oculare, troppo allungato: le immagini si formano così davanti alla retina. La miopia aumenta in modo abbastanza regolare per alcuni anni, durante l'adolescenza, poi si stabilizza. Viene corretta con lenti concave.
MORBILLO:

Malattia contagiosa con un'incubazione di dieci-quattordici giorni, una delle malattie esantematiche più frequenti. Compare nei bambini di ogni età. Generalmente benigno, anche se lascia il bambino molto spossato, può però avere delle complicazioni che vengono annunciate da alcuni sintomi: febbre persistente o che aumenta dopo il terzo giorno, tosse estenuante e ribelle, mal d'orecchio, violenti mal di testa. Nei primi tre giorni gli occhi sono arrossati e lacrimano, il naso cola, c'è una tosse violenta e secca, con attacchi sempre più frequenti. Il bambino è noioso, assonnato, si lamenta di avere mal di testa; la febbre sale fino a 39° e talvolta anche di più. L'esantema compare prima sulla mucosa orale, poi sul viso, dietro le orecchie, sul collo, sul torace e sugli arti, senza provocare prurito. Si presenta sotto forma di macchioline rosse che in ventiquattro-quarantotto ore si estendono a tutto il corpo, per poi scomparire. La tosse cessa a poco a poco. Due o tre giorni dopo la comparsa dell'esantema la temperatura ridiventa normale e il bambino guarisce dopo circa otto giorni. Chiamate il medico. I primi tre giorni tenete il piccino a letto, fatelo bere abbondantemente. Attenzione: il morbillo può portare delle complicazioni di tipo nervoso e respiratorio.
MORSICATURE:

Non bisogna mai trascurare una morsicatura, può essere grave; c'è il pericolo del tetano per il bambino non vaccinato e della rabbia se il cane ne è affetto. Se si tratta del morso di un cane, localizzate il punto della morsicatura e controllatene il numero e la profondità. Se è semplice, pulitela e disinfettatela; se appare grave e profonda, consultate il rnedico o il pronto soccorso dell'ospedale più vicino. Se il piccino è stato morso da un cane sconosciuto, cercate di sapere se è stato vaccinato contro la rabbia. Se si tratta di un roditore (topo, criceto, cavia ecc.), dato che questo animale vive in un ambiente relativamente sporco, disinfettate bene la ferita e consultate un medico.
MORSO Dl UN SERPENTE:

In Italia l'unico morso di serpente da temere è quello della vipera. È estremamente pericoloso, soprattutto nei bambini. Pochi minuti dopo il morso, la parte si gonfia formando un edema duro, il dolore è intenso e accompagnato da un senso di stordimento, vertigini, affanno, disturbi respiratori e digestivi. Quando andate in vacanza o a fare un'escursione tenete sempre a portata di mano del siero antivipera. Ricordatevi che nel bambino piccolo il veleno si propaga molto rapidamente: per evitare che ciò avvenga mettete un laccio abbastanza stretto tra la punture e la radice dell'arto. Ricordatevi di allentare il laccio di quando in quando. Fate stendere il bambino in posizione orizzontale (non deve né camminare, né correre) chiamate aiuto o trasportatelo immediatamente in una farmacia o all'ospedale.
MORTE IMPROVVISA DEL LATTANTE:

Nei paesi industrializzati la "morte bianca" colpisce circa un lattante su cinquecento, soprattutto fra il primo e il quinto mese. In Francia un'équipe del reparto di maternità di Port-Royal a Parigi ha effettuato per due anni una ricerca sui disturbi del sonno del lattante e in particolare sulle fasi di sonno profondo. Questo studio fatto su mille bambini non ha però permesso di trovare una spiegazione positiva per questa sindrome. La maggior parte dei ricercatori è d'accordo nell'affermare che non vi è "una" morte improvvisa ma "delle" morti improvvise e che alcune delle cause che le determinano non sono individuate per mancanza di esami approfonditi ante e post mortem. Una forte percentuale di questi decessi "non spiegati" dovrebbe essere dovuta a malformazioni cardiache o polmonari o a infezioni batteriche o virali. Diverse équipe si orientano attualmente verso un'individuazione precoce di un eventuale riflusso gastro-esofageo che, in certi casi, potrebbe inibire completamente i riflessi respiratori (apnea ostruttiva), un fatto favorito da una particolare sensibilità del nervo vago (ipertonia del vago). A Sheffield, in Gran Bretagna, e alla Pitié-Salpetrière di Parigi si "dà la caccia" all'acetilcoenzima A desidrogenasi che trasforma gli acidi grassi in energia: dei bambini piccini muoiono perché il loro organismo non sa utilizzare i grassi della loro alimentazione per produrre energia e ne priva gli organi vitali (cervello, cuore, muscoli). L'unica misura di prevenzione è l'installazione di monitor vicino ai bambini nati in famiglie a rischio.
MUGHETTO:

Infezione dovuta allo sviluppo di un fungo su alcune mucose, in particolare la mucosa orale. Il bimbo rifiuta il biberon e vomita, la mucosa orale è rossa, la lingua liscia e quasi lucida. In breve la bocca si riempie di placche biancastre; inizialmente della dimensione di una capocchia diventano sempre più grosse, si diffondono e acquistano un colore giallastro. Il mughetto deve essere curato dal medico. Il trattamento locale è minuzioso: bisogna pulire la bocca con una soluzione di acqua e bicarbonato e spennellare parecchie volte al giorno la cavità orale con una compressa di garza imbevuta di una soluzione antimicotica.
NASO (CORPO ESTRANEO NEL):

Se si tratta di un oggetto abbastanza grande che non è entrato completamente nel naso, calmate il bambino e cercate di togliere il corpo estraneo con delicatezza. Se, invece, è penetrato in profondità nella narice, non fate niente perché rischiereste di peggiorare la situazione. Se il bambino è abbastanza grande da soffiare con forza, senza tirar su col naso, chiedetegli di farlo tenendogli un dito sulla narice libera.
OBESITA’:

Le principali cause dell'obesità sono: la sovralimentazione (alimentazione troppo abbondante e troppo ricca), la mancanza di attività fisica, gli antecedenti familiari di obesità, dovuti a un fattore ereditario o alle abitudini dietetiche della famiglia. 1130% degli adulti obesi era già obeso da bambino. L'obesità è un eccesso di peso dovuto a una quantità eccessiva di grasso che, per lo più, si accumula nei tessuti sottocutanei. Si considera obeso un bambino che supera del 20-30% il suo peso teorico, cioè il peso medio stabilito in base al sesso, all'età e alla statura. Contrariamente a quanto molti pensano, l'obesità è raramente dovuta a una disfunzione ormonale: solo il 510% dei casi è provocato da disturbi ghiandolari. Nel bambino il problema è soprattutto estetico, ma se l'obesità non è curata può comportare parecchi disturbi nell'età adulta (vascolari, endocrini, reumatologici). Nella maggior parte dei casi si prescrive una dieta alimentare associata all'esercizio fisico.
OCCHIO (ARROSSAMENTO DELL'):

L'arrossamento è sempre un segno di irritazione o di infiammazione della congiuntiva, membrana trasparente che ricopre il globo oculare e l'interno delle palpebre. La lacrimazione è dovuta all'eccesso di secrezione lacrimale o all'ostruzione di un dotto di deflusso verso le fosse nasali (canale lacrimale). Asciugandosi, le lacrime in eccesso formano delle croste che provocano "l'incollarsi" delle ciglia, fenomeno che si rileva soprattutto al mattino, al risveglio, perché durante il sonno le palpebre sono rimaste in contatto impedendo alle lacrime di scorrere. Quasi sempre questi sintomi sono accompagnati da sensazioni dolorose: pizzicore, bruciore, prurito. Spesso questi disturbi sono causati da una congiuntivite infettiva o virale. Controllate che il piccino non abbia un granello di polvere o un ciglio nell'occhio oppure un orzaiolo. Per scollare le palpebre passatevi delicatamente (dall'angolo interno a quello esterno) una garza bagnata con infuso di camomilla o di fiordaliso, con soluzione fisiologica o semplicemente con acqua bollita tiepida.
OCCHIO (CORPO ESTRANEO NELL'):

Si tratta generalmente di un granello di polvere, o di un ciglio, infilatosi sotto la palpebra o sulla cornea, che fa pizzicare e lacrimare l'occhio. Come toglierlo? Prima di tutto dite al bambino di chiudere bene l'occhio e fategli soffiare il naso dalla narice che si trova dalla stessa parte: spesso il liquido lacrimale trascina con sé il granello nel dotto che lo porta alle fosse nasali. Se il granello si trova sotto la palpebra superiore, dite al piccino di guardare verso il basso, afferrate le ciglia tra pollice e indice, rivoltatene la parte media e togliete il corpo estraneo servendovi di un angolo di garza leggermente bagnato; se si tratta della palpebra inferiore, abbassatela con l'indice. Se il corpo estraneo è sulla cornea, si muove e non rischia di pungere o di grattare, chiedete al piccino di strizzare parecchie volte l'occhio: normalmente quel granello o ciglio finirà nell'angolo interno dal quale potrete toglierlo, sempre con della garza umida. Se invece si è infilato nella cornea, consultate immediatamente uno specialista, impedendo nel frattempo al bambino di muovere troppo l'occhio e le palpebre. Comunque, in tutti i casi, evitate di strofinare l'occhio. Se si tratta dello schizzo di un prodotto chimico, sciacquate l'occhio abbondantemente con acqua corrente per circa quindici minuti, dall'angolo esterno a quello interno e se il piccino ha ancora dolori, applicatevi una garza umida e portatelo al più vicino pronto soccorso.
OCCLUSIONE INTESTINALE:

Conseguenza di un'ernia strozzata e, nel lattante, di una malformazione del tubo digerente. Il piccino presenta vomito biliare e grida, rifiuta di alimentarsi e il progresso del contenuto intestinale si arresta. Bisogna ricoverarlo d'urgenza.
ORECCHIO (CORPO ESTRANEO NELL' ):

Portate in ogni caso il bambino dal medico: se si tratta di un oggetto tipo giocattolo gli farà un semplice lavaggio. Se si tratta di un insetto, bisogna prima di tutto ucciderlo, o facendolo annegare con qualche goccia di olio auriculare o asfissiandolo (chiudendo l'orecchio del piccino con del cotone imbevuto d'etere), poi portare il bambino dal medico.
ORECCHIO (MAL D'ORECCHIE):

Nel lattante si rileva da manifesti segni di malessere: gira la testina sul cuscino da una parte all'altra senza trovare una posizione che gli dia sollievo, e talvolta si frega l'orecchio con la manina. Quando saprà parlare potrà esprimere quello che sente. Nel bambino la principale causa del mal d'orecchio è certamente l'otite; può, però, essere dovuto anche all'introduzione di un corpo estraneo nel canale uditivo, da eczemi o da impetigine. Disinfettate e tenete libero il naso, dal quale spesso iniziano le infezioni delle orecchie; instillategli qualche goccia auricolare e consultate il vostro medico.
ORTICARIA:

Eruzione improvvisa caratterizzata da rilevatezze lucide rosee o rosse, che si accompagnano a un senso di prurito e di bruciore. Si tratta di un'allergia soprattutto di origine alimentare, conseguente all'ingestione di uova, fragole o pesce o di alcune medicine. Le placche rosee, più o meno in rilievo, con un diametro di due-tre centimetri, spariscono in ventiquattro-quarantotto ore. Bisogna cercare la causa dell'allergia, calmare il prurito con pomate calmanti e chiamare il medico se compaiono altri disturbi.
ORZAIOLO:

Foruncolo sul bordo della palpebra inferiore o superiore, che si trasforma spesso in tumefazione rossastra. L'occhio del bambino può diventare gonfio, arrossato e dolente, anche non nel punto esatto dove si trova l'orzaiolo e il piccino accusa una spiacevole sensazione di calore. Maturando l'orzaiolo prende un aspetto diverso: al centro della tumefazione rossa compare un punto giallo. Consultate il vostro medico.
OTITE:

Vi sono due generi di otite: esterna e media. L'otite esterna, infiammazione del canale uditivo esterno è dovuta a un eczema, a un foruncolo nel canale, a lesioni da grattamento. Il canale è molto dolente, la febbre può essere presente o meno. L'otite media si manifesta dopo un raffreddore, una rinofaringite o una malattia infettiva. Il bambino accusa dolori a una o a entrambe le orecchie e vi è una diminuzione dell'acutezza uditiva. Nel lattante l'inizio di un'otite passa generalmente inosservato. State dunque attenti ai vari sintomi che possono verificarsi nel vostro piccino dopo un raffreddore: non ha appetito. stenta ad addormentarsi, piange durante la notte, si lamenta senza ragioni apparenti, la sua temperatura non è normale, continua a girare la testa da una parte e dall'altra e si strofina le orecchie. L'otite può manifestarsi anche semplicemente con uno spurgo purulento di un'orecchio, di cui potreste accorgervi per caso: si tratta allora di otite media acuta perforata. Chiamate il medico che, secondo le condizioni del piccolo malato, gli prescriverà degli antinfiammatori, degli antibiotici e, se necessario, gli praticherà una paracentesi.
OSSIURASI :

infestazione intestinale da parte del verme Enterobius vermicularis, od ossiuro. È l'infestazione da elminti più frequente, presente in tutti i climi. Il contagio avviene mediante l'ingestione di uova provenienti dal terreno o da oggetti contaminati. I vermi si sviluppano nell'intestino cieco e nell'appendice; da questa sede, durante la notte, la femmina migra fino al canale anale, dove deposita le uova sulla cute perianale e muore. Le uova depositate sulla cute determinano notevole prurito perianale o vulvare, sintomo principale della malattia. Frequentemente si verifica autocontagio, per trasmissione fecale-orale delle uova con conseguente reinfestazione. La diagnosi viene effettuata mediante la ricerca delle uova nella regione perianale con una striscia di nastro adesivo, che viene poi messa con il lato adesivo su un vetrino e analizzata al microscopio. La terapia con pirantel pomoato (che provoca un blocco neuro-muscolare degli elminti con paralisi ed espulsione), pervinio pomoato o mebendazolo debella nella maggior parte dei casi la malattia.
PAROTITE:

Malattia comunemente chiamata "orecchioni", generalmente non grave, che si manifesta raramente prima dei due anni e colpisce soprattutto i bambini in età scolare. Rare anche le complicazioni: l'orchite nei maschi (infiammazione dei testicoli, gonfi e molto dolenti), che non si verifica mai prima della pubertà; l'ovarite, più rara, nelle bambine; la pancreatite, che si preannuncia con dolori addominali e vomito; e soprattutto, la meningite (da orecchioni) che può complicare, al terzo o al quarto giorno, il decorso di una banale forma di parotite. La parotite si manifesta con febbre più o meno alta, mal di testa, dolore quando si apre la bocca. Il bambino ha difficoltà a inghiottire, a mangiare e a masticare. Le ghiandole salivari, ai due lati delle orecchie, davanti e sotto, si gonfiano, l'angolo della mascella non si vede più; il gonfiore si estende talvolta sotto la mascella inferiore e il mento. Tutta la parte, dolente al tatto, è tesa, calda, ma non arrossata. La tumefazione dura da due a cinque giorni per poi scomparire rapidamente. Chiamate il medico e tenete il bambino a letto: il riposo è la migliore terapia per combattere la febbre.
PALATOSCHISI :

malformazione congenita del palato, che si presenta come una fenditura più o meno estesa della parte anteriore del palato duro, eventualmente accompagnata da labbro leporino. Nella forma più grave la malformazione interessa pure il margine alveolare del palato, tutta la volta palatina, il palato molle e l'ugola. La palatoschisi favorisce le infezioni broncopolmonari da aspirazione, interferisce con l'alimentazione e con lo sviluppo del linguaggio. È necessaria la chirurgia plastica ricostruttiva entro il primo mese di vita. In seguito possono essere necessarie particolari cure dentali, ortodontiche, oltre alla logoterapia.
PAVOR NOCTURNUS:

Quando è in preda a un terrore notturno, il bambino sembra sveglio, ma non riesce a ricalarsi nella realtà. Ha paura e non si riesce a consolarlo. Il suo stato di coscienza è molto ridotto e al mattino non ricorda nulla. Se questi terrori sono frequenti e si associano ad angosce diurne, è consigliabile chiamare il medico. .
Percentili di crescita:

La crescita di una persona, non è un processo uguale per tutti, ma segue un percorso comune e controllabile. Esistono periodi della vita in cui si ha un accrescimento più marcato (il cosiddetto periodo puberale) e periodi di crescita più lenta. Nel 1° anno di vita il dato più importante per controllare la crescita di un bambino è il peso; successivamente è più importante la variazione dell'altezza. Dopo il famoso "calo ponderale neonatale", che è fisiologico se si mantiene entro il 10% del peso alla nascita, il bambino in salute cresce, nei primi 3 mesi, di circa 200 grammi alla settimana. Il neonato che cresce di almeno 150 grammi o più a settimana ha una crescita corretta; poi il bambino a 5 mesi raddoppia il peso della nascita e lo triplica all'anno di vita. Ma soprattutto dopo i due anni la statura diventa uno degli indici più fedeli di buona salute. L'accrescimento corporeo può essere riferito a un determinato percentile di crescita e i grafici che ne conseguono rappresentano l'andamento medio della crescita nella fase evolutiva (infanzia e adolescenza), sono adattati alla nostra popolazione e vengono periodicamente aggiornati da apposite commissioni di esperti. I grafici sono realizzati controllando il peso e l'altezza di migliaia di bambini di età diverse e poi dividendo le misure ottenute in modo che una proporzione definita dei bambini campione viene a trovarsi sopra e sotto un definito "centile". Quindi, se un bambino ha una statura che si colloca al 10° percentile, significa che il 10% degli altri bambini appartenenti alla sua stessa popolazione di confronto è più piccolo di lui, mentre il 90% è più alto. Ad ogni età e per ogni misurazione il novantacinquesimo centile rappresenterà i bambini più grandi: solo 5 su 100 saranno più grandi e i restanti 95 saranno più piccoli. All'altro estremo, ovviamente, il quinto centile rappresenterà i bambini più piccoli e i restanti 95 saranno i più grandi.
PERTOSSE:

Malattia contagiosa con un'incubazione di otto-quindici giorni; colpisce il bambino molto piccolo, anche il neonato, e raramente il bambino vaccinato. Nel neonato è pericolosa per i suoi accessi asfissianti con la chiusura delle vie respiratorie e i possibili danni neurologici. La tosse compare qualche giorno dopo una banale faringite; si fa sempre più frequente, ad accessi, con il suo tipico urlo e si conclude spesso con un vomito mucoso, con catarro trasparente. Queste manifestazioni possono durare da tre a sei settimane. La pertosse è generalmente senza febbre. Isolate il bambino e, se in famiglia vi sono altri bimbi o adulti non vaccinati, segnalatela al medico che prenderà tutte le necessarie misure preventive. State attenti che il piccino non prenda freddo: questo potrebbe causare della complicazioni .
PIDOCCHI:

Basta venire a contatto con qualcuno perché s'impiantino. La femmina depone e cova le sue uova (i lendini) alla base dei capelli; si aprono dopo otto giorni e "colonizzano" la capigliatura del piccolo portatore e di tutti quelli che gli si avvicinano. Il mezzo per combatterli è sempre lo stesso: lozioni, shampoo attivi e preventivi, lavaggi con aceto caldo. Il trattamento dei capelli, però, non basta, bisogna anche pensare agli indumenti e ai cuscini.
POLMONITE LOBARE:

Infiammazione di un lobo polmonare dovuta a un batterio, il pneumococco; raggiunge i bronchi e gli alveoli polmonari. Colpisce il bambino soprattutto dopo i due anni. Il piccino ha brividi, mal di testa, dolori addominali, talvolta un dolore al fianco, vomita, ha febbre, la tosse è moderata, poca la difficoltà di respirazione. Grazie agli antibiotici, la malattia non ha più oggi la stessa gravità di un tempo, ma richiede comunque l'intervento del medico.
PUNTURA DA PIANTA:

La pianta più irritante è l'ortica: un po' di pomata antistaminica calmerà i bruciori che essa provoca. Se il bambino non è stato vaccinato contro il tetano, bisogna stare attenti alle punture o graffiature di piante come il rosaio e l'acacia: in certi piccini producono reazioni allergiche. La prima puntura di questo genere, e la reazione che provoca nel bambino, indicherà ai genitori quali medicine dall'effetto immediato portare sempre con sé.
PUNTURA Dl INSETTO:

Le uniche punture pericolose sono quelle delle api e delle vespe, sia per il loro numero che per i punti in cui si localizzano. Il veleno è inoculato dal pungiglione, spesso provvisto di piccole protuberanze acuminate, per cui si stacca dal corpo dell'insetto e resta attaccato alla pelle del bambino; la puntura si presenta come un leggero rigonfiamento dolente e biancastro con un edema rosso. Se c'è una sola puntura controllate se è presente il pungiglione; in questo caso cercate di toglierlo senza schiacciare la sacca del veleno che ad esso è attaccata; servitevi. per farlo, di un ago (o di uno spillo) che avrete sterilizzato al fuoco. Per diminuire l'irritazione usate qualche goccia d'alcool, di ammoniaca o anche di aceto. Se rilevate una variazione nelle condizioni generali del piccino, fatelo stendere e chiamate il medico. Una puntura alla bocca può essere pericolosa perché può produrre un edema che ostruisce le vie respiratorie portate allora il bimbo in ospedale. Le punture multiple sono gravi per la quantità di veleno inoculato. Stendete il bambino e portatelo in ospedale. In Italia, la zanzara non è molto pericolosa: punge per nutrirsi, succhia il sangue attraverso una tromba che, al momento della puntura, emette una piccola quantità di veleno; la sua saliva contiene un anticoagulante e un sensibilizzante. La piaghetta si gonfia e provoca prurito che stimola il piccino a grattarsi.
Quarta malattia:

La quarta malattia è causata dallo Streptococco beta-emolitico di gruppo A e colpisce soprattutto i bambini. Può provocare complicazioni quali malattie reumatiche o a carico dei reni. Secondo molti studiosi è una forma attenuata della scarlattina. I sintomi compaiono dopo una settimana dal contagio e sono rappresentati da febbre, arrossamento della gola, a volte con placche, ed esantema, rappresentato da piccolissimi puntini ravvicinati a livello dell'inguine, dei glutei e a volte del viso. Solitamente si risolve nell'arco di 8-10 giorni. Ci si deve rivolgere al medico che valuterà la necessità di intervenire con farmaci e consiglierà eventuali esami da fare dopo una quindicina di giorni per escludere conseguenze. ATTENZIONE: Prima di intraprendere qualsiasi terapia rivolgersi sempre al medico.
Quinta malattia:

La quinta malattia è una forma di eruzione cutanea che può essere visto su un bambino ed è causata dal parvovirus umano. Un bambino otterrà eruzione cutanea rossa su tutto il corpo a causa di questo virus, la maggior parte in modo significativo sulle guance e delle estremità. Questa condizione non provoca altri sintomi fisici come febbre o raffreddore. Questa non è una malattia grave e passerà entro una settimana o due. Bere molti liquidi aiuterà il bambino e anche contattare il medico di famiglia per i farmaci. L'igiene è una delle altre cose che è necessario prestare particolare attenzione a quando il bambino ha questa condizione.
RAFFREDDAMENTO:

Generalmente un piccino che non riesce ad avere il calore che gli è necessario si agita, ha il respiro affrettato, le mani e i piedi freddi e si calma appena lo si mette in un luogo più caldo. Un piccino che ha veramente troppo freddo se ne sta silenzioso e tranquillo e ha la pelle del petto fredda. Mettergli delle coperte non basta, bisogna prima riscaldarlo: mettetelo in una camera più riscaldata e dategli da bere del latte caldo.
RAFFREDDORE E RINOFARINGITE:

Il raffreddore è un'infiammazione delle fosse nasali; si parla di rinofaringite (vero e proprio flagello in certi bambini per il continuo ripetersi) quando si estende alla faringe nasale o alla gola. Il piccino tossisce giorno e notte e ha la febbre, che scompare generalmente in quarantotto ore. La rinofaringite, piuttosto rara nei bambini sotto i sei mesi, è molto frequente e precoce nelle comunità, come per esempio gli asili nido. Compare in forma epidemica alla fine dell'autunno, durante l'inverno e all'inizio della primavera. Nel lattante è più grave che nel bambino un po' più grande, perché, stando sempre in posizione supina, il piccino inghiotte il catarro, che può provocargli il vomito; l'infezione può estendersi alle orecchie e ai polmoni. La durata della malattia è variabile. Per prevenirla la cosa migliore è prendere delle misure preventive: evitate al bambino il contatto con persone affette dalla malattia e copritevi il naso e la bocca con una mascherina da infermiera se siete raffreddati o influenzati. Al primo raffreddore del bambino chiamate il medico che vi indicherà la cura e il comportamento da seguire: ogni volta che si ripeterà, anche in forma leggera, vi basterà attenervi alle sue prescrizioni. Tuttavia, al primo cenno di complicazione, consultatelo nuovamente. Per dar sollievo al piccino instillategli nel naso qualche goccia di soluzione fisiologica e dopo avergli pulito le fosse nasali mettetegli le gocce prescritte dal medico. Se la pelle attorno al naso e al labbro superiore è irritata, proteggetela con della pomata alla glicerina. Si potrà inoltre somministrargli uno sciroppo mucolitico per fluidificare il catarro e naturalmente, un farmaco antipiretico per far scendere la febbre. In alcuni bambini soggetti a ricadute le gammaglobuline possono dare dei buoni risultati. Anche l'omeopatia si è rivelata efficace nella cura di queste infiammazioni.
Rosolia:

Il contagio si propaga con il contatto diretto tra individui, anche se per brevi periodi (soprattutto attraverso la saliva e il respiro). Colpisce solitamente bambini tra i 3 e i 14 anni di età. Dopo un periodo di incubazione che si aggira solitamente sui 16-18 giorni, compaiono i sintomi iniziali che possono essere rappresentati da febbre, spesso non particolarmente alta, mal di gola, raffreddore, occhi che lacrimano, dolori alla testa. A tali sintomi si accompagna, in modo più o meno evidente a seconda dei soggetti, l'eruzione cutanea improvvisa. Le macchie sono rosa, più chiare di quelle del morbillo, ed iniziano dalla testa, orecchie, guance, fronte, nuca e collo, per estendersi poi al torace nel giro di 24 ore. Dopo un paio di giorni si manifesta un gonfiore alle ghiandole linfatiche della nuca e del collo, che diventano dolenti al tatto. Il periodo di contagiosità della malattia si estende da due giorni prima della comparsa dell'eruzione fino a una settimana dopo. Per evitare di contrarre tale malattia (particolarmente rischiosa per le donne in gravidanza per i possibili danni al feto) si potrà ricorrere alla vaccinazione, oltre a cercare ovviamente di evitare il contatto con soggetti contagiosi. Le eventuali terapie, strettamente di competenza del medico curante, potranno essere integrate con l'assunzione di vitamine e l'uso di talco mentolato, quest'ultimo per alleviare l'eventuale irritazione cutanea. ATTENZIONE: Prima di intraprendere qualsiasi terapia rivolgersi sempre al medico.
RIGURGITO:

Si manifesta con l'uscita non violenta di un po' di latte dalla bocca del lattante ed è spessoaccompagnato da un'eruttazione abbastanza forte. L'odore acido e l'aspetto cagliato del latte sono normali perché la digestione comincia molto rapidamente. Per evitarlo, non muovete troppo il piccino dopo la poppata e non mettetelo immediatamente disteso, aspettate almeno un quarto d'ora. In alcuni bimbi il rigurgito è più forte a causa di un'immaturità della giunzione gastro-esofagea.
RINITE ALLERGICA:

Raffreddore provocato da un'allergia a qualcosa che c'è nell'aria, come per esempio polvere o polline. Il bimbo starnuta, ha gli occhi rossi e lacrimosi. Si cura con la desensibilizzazione come ogni altra forma di allergia.
Sesta malattia:

È causata da un virus della famiglia degli Herpes: "Herpes Virus Umano tipo 6". Il contagio avviene tramite il contatto con muco e saliva del soggetto ammalato, e, così veicolato, il virus penetra nell'organismo attraverso le mucose delle vie aeree superiori. Particolarmente colpiti da questa malattia sono i bambini tra i 6 mesi e i 2 anni di vita. La contagiosità sembra sia limitata alla fase febbrile e al periodo di durata della manifestazione cutanea. I sintomi, che mediamente compaiono dopo una decina di giorni dal contagio, consistono in un esordio con rialzo febbrile marcato (fino a 39-41°), spesso accompagnato da raffreddore, mal di gola, arrossamento delle mucose (faringe, congiuntiva) e sensazione di malessere generale. Nell'arco di 4-5 giorni scompare la febbre e si ha la manifestazione esantematica, con comparsa di macchioline a capocchia di spillo e di colore rosa, leggermente rilevate, facilmente confondibili con quelle della rosolia. Dapprima le eruzioni cutanee compaiono sul collo e sul tronco, per poi diffondersi al volto e all'attaccatura delle estremità; solitamente il tutto scompare nell'arco 24-48 ore. Solo raramente si sono avuti casi di convulsioni in occasione dei picchi febbrili, e comunque in soggetti già predisposti. La terapia, sempre comunque di competenza del medico, solitamente si limita agli anti-febbrili e ad una corretta reidratazione mediante somministrazione di liquidi adeguati. Non vi sono vaccini per questa malattia, per la quale comunque non sono neppure richiesta particolari azioni di prevenzione, trattandosi di una patologia caratterizzata da una breve durata e da disturbi di lieve entità, fatta eccezione per la febbre. ATTENZIONE: Prima di intraprendere qualsiasi terapia rivolgersi sempre al medico.
SCABBIA:

È una malattia cutanea dovuta a un parassita animale, l'acaro, che depone le sue uova e le sue deiezioni sotto la pelle; si produce quindi un piccolo rigonfiamento che provoca prurito. Si localizza soprattutto nelle pieghe calde del corpo: all'inguine o fra le dita. Quando le uova si aprono gli acari contaminano anche altre persone. Grattandosi si producono delle piaghe che si infettano facilmente. La scabbia si cura con l'applicazione locale di una lozione e tutta la famiglia dovrà farne uso; la biancheria deve essere messa all'aria e lavata.
SCARLATTINA:

Malattia contagiosa dovuta allo streptococco, con un'incubazione di tre-cinque giorni; deve essere curata subito e bene per evitare complicazioni. Inizia in modo violento con febbre a 39°, tonsillite molto dolorosa, mal di testa e vomito. L'esantema compare dopo ventiquattro ore: dapprima sul basso ventre e all'inguine, poi su tutto il corpo. Le macchie sono rosse, granulose e rugose al tatto, molto ravvicinate tanto da sembrare un rossore uniforme. La pelle è calda e scotta; i bordi della lingua sono rossi, il centro è bianco. La pelle comincia a squamarsi una settimana circa dopo l'inizio della malattia. Chiamate subito il medico; allontanate il bambino dai fratellini o dalle sorelline e tenetelo a letto. Dopo una settimana fategli fare un esame delle urine per accertarvi che non vi sia presenza dialbumina.
SCOLIOSI:

Curvatura laterale anomala della colonna vertebrale, senza deformazione delle vertebre, spesso dovuta a una leggera differenza della lunghezza delle gambe. Se il vostro piccino presenta una deviazione anche leggera della colonna vertebrale, consultate il vostro medico: qualunque forma di scoliosi deve infatti essere curata per prevenire complicazioni; si ricorrerà, secondo il caso, a degli esercizi ortopedici o a una rieducazione muscolare.
SENI (LATTE NEI):

Alcuni bambini nascono con del latte nei seni. Non cercate di toglierlo, si riassorbirà da solo. Se i seni sono un po' troppo gonfi, applicatevi delle compresse di garza imbevute di acqua tiepida con qualche goccia d'alcool.
SESTA MALATTIA:

Detta anche esantema critico, è una malattia infettiva di origine virale che si manifesta inizialmente con una febbre alta e inspiegabile che, malgrado le cure, continua per tre giorni, trascorsi i quali tutto il corpo del bambino si copre di macchioline rosse. L'unica cura è quella di far scendere la febbre con un antipiretico.
SINCOPE:

È il sintomo di varie malattie. Può essere dovuta a un malessere passeggero o essere il segno di un grave problema. Del resto questo termine serve a indicare molte cose, dal normale svenimento (perdita di conoscenza breve o prolungata) all'arresto della respirazione e della circolazione (battito alla carotide e nella parte interna del polso non rilevabile). Il comportamento da prendere dipende, in pratica, dai segni presentati dal bambino. Se il piccino respira ed è cosciente (cioè ha il respiro più o meno normale, ma può essere agitato, delirare o essere molto abbattuto) mettetelo ben disteso in posizione orizzontale, chiamate il medico o il pronto soccorso più vicino. Se il bambino respira, ma è incosciente (cioè ha il respiro più o meno normale ma non parla, sembra non sentire, non risponde alla pressione della mano, se gli si solleva la mano questa ricade) mettetelo su un fianco e chiamate il medico. Se il bambino non respira, non bisogna perdere un attimo, può essere questione di secondi: cercate di liberargli le vie respiratorie con la respirazione bocca a bocca e chiedete l'intervento urgente del pronto soccorso.
SINUSITE:

Infezione dei seni facciali, molto rara nei lattanti in cui questi non sono ancora completamente formati. Nel bambino più grande si verifica spesso dopo raffreddori infettivi o allergici; si manifesta con arrossamento e gonfiore delle palpebre, spurgo purulento dal naso e febbre alta. La più "classica" è generalmente accompagnata da mal di testa. Si cura con antibiotici e antinfiammatori.
SOFFOCAMENTO:

Si verifica soprattutto durante i pasti quando un alimento invece di andare nell'esofago finisce nella trachea, provocando degli accessi di tosse difficilissimi da calmare. Se il viso del bambino non diventa cianotico non c'è ragione di preoccuparsi: il bambino tossisce, ma l'aria passa ugualmente. Dategli dei colpettini sulla schiena e fategli alzare le braccia sopra la testa perché riprenda a respirare bene. Potete usare anche un'altra tecnica: stendetelo sulle vostre ginocchia, o sull'avambraccio se è molto piccino, e dategli dei colpettini sulla schiena fra le scapole: lo aiuterà a espellere il corpo estraneo. Se avete l'impressione che stia soffocando non esitate a mettergli la mano in bocca per estrarre l'oggetto responsabile; vomitando può anche espellerlo. Molto efficace è il metodo di Heimlick, che si adotta quando il bambino non riesce né a tossire, né a parlare, né a respirare. Mettetelo seduto o in piedi su un tavolo; stando dietro di lui, cingetelo con le braccia e ponete le mani, una sull'altra, tra il fondo del torace e l'ombelico; premete con forza dal basso verso l'alto con un rapido movimento di pressione/spinta: l'aria contenuta nei polmoni viene spinta violentemente e provoca l'espulsione del corpo estraneo. Attenzione, il bambino molto piccolo può rischiare di soffocarsi anche con le coperte. Per evitare il pericolo, eliminate cuscino, trapunta, coperte pesanti e soprattutto le pinze per le coperte; per i primi mesi la soluzione migliore è farlo dormire in un sacco a pelo per bambini.
SPASMO AFFETTIVO:

Può verificarsi nel bambino dai sei mesi ai tre anni, in seguito a un attacco di collera, a un dispiacere, ma anche a una forte emozione. Dopo una crisi di pianto il piccino respira con sempre maggior difficoltà, poi la respirazione si blocca, il bimbo diventa cianotico e finisce con l'avere una sincope che dura al massimo quindici minuti. La cosa è più impressionante che grave: il piccino riprende conoscenza senza nessun particolare intervento.
STANCHEZZA:

Può succedere che sia il bambino a lamentarsi di essere stanco, ma in genere i genitori se ne rendono conto da soli: i più piccini si addormentano continuamente, nei più grandi si nota un rallentamento generale di tutte le attività. Molti sono gli elementi che possono essere ritenuti "cause" della stanchezza: il ritmo di vita, l'entità dello sforzo intellettuale o fisico richiesto al bambino, un'alterazione psicologica o affettiva, l'inizio o i postumi di una malattia, come l'influenza, l'epatite o la toxoplasmosi. Nella maggior parte dei bambini la stanchezza è dovuta a mancanza di sonno: vanno a letto troppo tardi per la loro età o devono alzarsi molto presto per adattarsi al ritmo di vita dei genitori. Ricordatevi che i primi giorni d'asilo sono particolarmente stancanti per il bambino a causa del rumore e del cambiamento di ritmi.
STITICHEZZA:

Il bambino soffre di stitichezza (o costipazione) quando le sue feci sono dure o poco frequenti, due sintomi che del resto sono spesso associati; se l'emissione è dolorosa il piccino può anche rifiutarsi di evacuare. La stitichezza può essere causata da un problema digestivo di origine dietetica, per esempio la cattiva ricostituzione del latte in polvere. Può verificarsi nel momento del passaggio dall'alimentazione liquida a quella solida o in un bambino che mangia troppo o troppo poco o che ha una alimentazione poco diversificata. La stitichezza può anche avere delle cause psicologiche: alcuni bambini si rifiutano di andare di corpo provocando così una stitichezza riflessa. Cause di questo rifiuto possono essere un'educazione precoce alla "pulizia" personale, la paura del water, lo smarrimento di fronte ai gabinetti collettivi dell'asilo nido o anche un'affezione o una malformazione intestinale. Le supposte di glicerina o i micro-clisteri hanno un ottimo effetto a patto di non farne un'abitudine; molto efficace, per il bambino molto piccolo, il succo d'arancia non zuccherato. Si consiglia una dieta alimentare ricca di frutta e di verdura. Se la stitichezza permane, consultate il vostro medico.
STOMATITE AFTOSA:

Le afte sono piccole lesioni localizzate in bocca, sulla lingua, sulle gengive, sulla mucosa delle guance e delle labbra. Possono comparire dopo l'ingestione di certi alimenti. come formaggi e frutta fresca o secca, o di farmaci. Il bambino mastica con difficoltà, ha male in bocca, dove presenta vescichette grandi come la capocchia di uno spillo, trasparenti, circondate da un cerchio rosso. Molto più impressionante è la stomatite erpetica: le afte riempiono tutta la bocca, i linfonodi sub mascellari sono dolenti, il bambino ha la febbre. È un disturbo da prendere molto sul serio, soprattutto nel lattante.
STORTA:

La storta è uno stiramento dei legamenti di un'articolazione, generalmente della caviglia. Abbastanza rara nel bambino, se trascurata può però provocare una fragilità cronica della parte lesa. Il trattamento consiste nell'immobilizzazione dell'articolazione, fino al ginocchio nel caso della storta alla caviglia, solo su specifica indicazione medica.
STRABISMO:

Non va confuso lo strabismo vero con l'atteggiamento degli occhi del neonato, al quale manca la capacità di convergere. Si può parlare di strabismo quando quello iniziale continua ancora dopo i due anni. Si caratterizza per la deviazione di un occhio rispetto all'altro. Vi sono due forme di strabismo: quello convergente (deviazione in dentro) e quello divergente (deviazione in fuori). La gravità dello strabismo è dovuta al fatto che la visione dell'occhio deviato peggiora poco a poco: infatti, non essendo nell'asse della retina, le immagini non si formano, l'occhio non lavora e se non si interviene molto precocemente rischia di perdere gradualmente, ma progressivamente la sua funzione. Se il bambino presenta una seppur leggera forma di strabismo, portatelo immediatamente da uno specialista.
TAGLIO:

Piaga fresca nella pelle e nel tessuto epidermico, la cui gravità dipende dalla profondità. Se il taglio è piccolo vi basterà disinfettarlo e proteggerlo con un cerotto; se è più profondo può sanguinare abbondantemente, dovrete quindi comprimere la ferita con una garza o un pezzetto di tela pulita e portare il bambino al pronto soccorso. Ricordatevi di verificare le date della vaccinazione antitetanica e del relativo richiamo.
TONSILLE:

Piccole masse linfatiche situate dietro la lingua ai due lati dell'istmo della faringe, in parte visibili, in parte incastrate nella volta del palato. La loro funzione non è ancora ben conosciuta. Si è scoperto che secernono anticorpi che contribuiscono alla protezione delle vie aeree superiori. Nella maggior parte dei casi la loro affezione, tonsillite o angina, non è grave. Se però si ripete frequentemente e in forma acuta si può prendere in considerazione il ricorso alla tonsillectomia, benché oggi sia molto meno praticata di un tempo. È un intervento che non si fa generalmente prima dei quattro anni e che richiede il ricovero del bambino; per la cicatrizzazione ci vogliono da otto a dieci giorni.
TOSSE:

La tosse nel bambino piccolo è un fenomeno piuttosto banale: non è una malattia, ma un sintomo fisiologico di difesa delle vie respiratorie. Spesso benigna, la tosse può, a volte, essere grave. Nel neonato è dovuta soprattutto a un'infezione batterica o virale, spesso dopo una rinofaringite, o a una malattia infantile, come per esempio il morbillo e la pertosse. La tosse secca è caratterizzata da accessi brevi, spezzati e ripetuti. La tosse catarrosa è molto meno violenta ma più profonda. Per stabilire se dare al bambino dei semplici rimedi sintomatici o chiamare il medico, bisogna tener conto della natura della tosse, della sua frequenza e della contemporanea presenza di febbre.
toxoplasmosi :

malattia infettiva causata dal protozoo Toxoplasma gondii. È una tipica malattia trasmessa da animali; è molto frequente e, nella maggior parte dei casi, decorre in maniera asintomatica e senza conseguenze, ma rappresenta una malattia grave se contratta durante la gravidanza, per i danni che ne derivano al feto (aborto,corioretinite, calcificazioni endocardiche, idrocefalia, convulsioni ecc.). La trasmissione interumana è molto rara, tranne che per la donna in gravidanza, che trasmette al feto i parassiti attraverso la placenta negli ultimi mesi di gestazione. La diagnosi si basa su indagini di laboratorio (immunofluorescenza IgM e IgG, emoagglutinazione, fissazione del complemento, ELISA), che consentono di stabilire se la malattia è stata superata, se è in atto o se è stata contratta di recente, dati molto importanti per la prognosi fetale. La terapia, nei casi che la richiedono, si basa su cicli di pirimetamina e sulfadiazina. In gravidanza si usa la spiromicina. Fondamentale è la prevenzione evitando, durante la gravidanza, il contatto con i gatti e il consumo di verdure crude e carni tritate.
TRAUMA CRANICO:

Risultato di una violenta caduta; nel bambino piccolo è frequente soprattutto dopo una caduta dal fasciatoio o dal seggiolone. Se il piccino perde conoscenza, anche per poco tempo, e se vomita parecchie volte, è indispensabile chiamare immediatamente il medico che spesso ordinerà il ricovero all'ospedale. Un'emorragia intracranica può rivelarsi subito dopo il colpo o anche nelle settimane seguenti.
UDITO (DlSTURBI DELL'):

Numerosi sintomi permettono di individuare la cattiva ricezione uditiva del bambino: il lattante non volta la testa in direzione dei rumori, dorme molto, non reagisce alla voce della mamma sussurrata all'orecchio, non presta attenzione ai giochini musicali. Dopo l'anno al balbettio si sostituiscono suoni disarticolati; il piccino vive in disparte, ha un brutto carattere. I disturbi dell'udito si diagnosticano con l'audiofonologia che determina una scala dell'acuità uditiva e dei tipi di suoni che il piccino riesce o meno a percepire. In Italia molti pediatri effettuano come screening il Boel test a 7-8 mesi. Si può applicare al bambino un apparecchio fin dai sei mesi di vita, evitandogli cosi ritardi psicologici e intellettuali.
USTIONE:

Varie sono le cause delle ustioni: liquido bollente, sostanze chimiche, fiamma, contatto con metallo caldo, elettricità e anche il sole. La loro gravità è determinata da quattro fattori: l'estensione (nel bambino piccolo soprattutto se supera il 5-10% della superficie del corpo); la profondità (di primo grado se è semplicemente arrossata, di secondo grado quando si forma una vescica, di terzo grado se raggiunge il tessuto sottocutaneo); la localizzazione (le più pericolose sono quelle al viso, alle mucose, alle articolazioni e agli organi genitali); il tipo di ustione (le più temibili sono provocate da vapori e sostanze chimiche). Nel caso di un'ustione di primo grado, calmate il dolore con garza medicata e, se necessario, pulite la piaga con un antisettico delicato. Quelle di secondo grado possono presentarsi in due modi diversi e richiedono quindi due diversi trattamenti: se la vescica non è scoppiata, proteggetela con una medicazione asciutta; se si è aperta, medicatela come una normale piaghetta, usando gli stessi principi di disinfezione e di protezione. Se le ustioni di terzo grado sono provocate dal fuoco e se il fuoco si è attaccato ai vestiti del bambino, spegnete le fiamme facendo rotolare per terra il piccino avvolto in una coperta o in un lenzuolo; non svestitelo, non mettete niente sulle ustioni, copritele semplicemente con una garza sterile per evitare eventuali infezioni e portatelo subito all'ospedale più vicino. Per le ustioni da vapore o prodotti chimici, tenete presente che l'effetto dell'agente causale continua anche dopo che è cessato il contatto; svestite comunque il bambino. Per quelle da prodotti acidi o basici lavatelo abbondamente con acqua tiepida per dieci-venti minuti. Portatelo comunque al pronto soccorso. Se un prodotto chimico schizza negli occhi del bambino, lavateli, sempre con acqua tiepida, per dieci-venti minuti e poi portatelo da uno specialista o all'ospedale. Per calmare il dolore usate aspirina o paracetamolo.
VACCINAZIONI:

Calendario delle vaccinazioni in Italia: - 3°, 5° e 12° mese: obbligatorie DT (difterite e tetano), antipoliomielite e antiepatite B; facoltativa l'antipertosse. - 15°-18° mese: facoltativa l'antimorbillo (o meglio antimorbillo-parotite-rosolia). - 3° anno: richiamo obbligatorio antipolio. - 5° anno: richiamo obbligatorio DT. - 10° anno: obbligatoria, se non effettuata al 3° mese, l'antiepatite B (3 dosi); facoltativo il richiamo antimorbillo (o antimorbillo-parotite-rosolia); facoltativa, per le bambine che non abbiano ancora contratto la rosolia, la vaccinazione antirosolia. Le vaccinazioni antitetanica e antiepatite B vanno in seguito richiamate ogni 5 anni. Per i viaggi all'estero Tra i dodici e i diciotto mesi: consigliabile la vaccinazione contro morbillo, rosolia e parotite. A partire dai diciotto mesi: la vaccinazione contro la meningite (AC); viene raccomandata a seconda del paese di destinazione. A partire dall'anno: la vaccinazione contro la febbre gialla (può essere obbligatoria). La vaccinazione provoca normalmente una leggera febbre nelle ventiquattro ore successive all'inoculazione e un lieve arrossamento locale. Le reazioni sono oggi sempre più modeste perché sempre più puri sono i vaccini usati. Esistono attualmente da venti a ventiquattro vaccini, la cui maggiore o minore utilità dipende dal paese in cui si vive: vaccino contro la tubercolosi, la difterite, il tetano, la pertosse, la poliomolite, la febbre tifoidea, il morbillo, la rosolia, l'influenza, la varicella, la febbre gialla, il colera, il vaiolo e anche contro la meningite cerebrospinale, certi pneumococchi, l'epatite virale. E le ricerche continuano: circa una dozzina di questi vaccini interessano i genitori e i bambini: alcuni sono obbligatori, altri solo consigliati.
VARICELLA:

Malattia contagiosa, benigna, raramente con complicazioni, e con un'incubazione di dieci-quattordici giorni, che colpisce il bambino soprattutto dopo i due anni. Si manifesta con bolle sierose che prudono e bisogna impedire al bambino di grattarsi e di togliersi le croste, perché rischierebbe di infettare le pustole e di avere più tardi delle cicatrici indelebili. Il bambino è in perfette condizioni di salute quando, improvvisamente, appare l'eruzione, accompagnata da febbre più o meno alta (generalmente modesta) e caratterizzata da foruncolini rossi, poi da vescicole molto distanti una dall'altra, come "gocce di rugiada", che poi si asciugano formando una crosta che sparisce in circa dieci giorni, senza lasciare cicatrici, sempre che il piccino non si gratti. Le pustoline si formano sul viso, sul corpo, sulle mani e anche sulla pianta dei piedi e sul cuoio capelluto. Chiamate il medico. Mettete del talco mentolato su tutto il corpo del piccino e impeditegli di grattarsi. Non fategli né bagno, né shampoo prima del decimo giorno, quando le croste si staccheranno da sole. Esiste oggi un vaccino contro la varicella non commercializzato, ma raccomandato per i bambini particolarmente soggetti a rischi se colpiti da questa malattia. Attenzione: i foruncoli grattati lasciano delle cicatrici che con gli anni diventano sempre meno visibili, ma che non si possono cancellare con nessuna cura.
VERMI:

I parassiti intestinali più frequenti nel bambino sono gli ossiuri, gli ascaridi, la tenia e la giardia lamblia. Non date mai al bambino dei vermifughi senza il parere del medico: un prodotto usato per una data forma in dosi appositamente calcolate può diventare inefficace o tossico se somministrato senza prescrizione medica. Oggi le medicine per eliminare i vermi sono molto efficaci, basta rispettare la posologia. La scrupolosa pulizia delle mani, soprattutto dopo aver giocato con la sabbia, è il più efficace sistema di prevenzione. L'ossiurasi: l'ossiuro è un piccolo verme bianco, rotondo, lungo da 5 a 10 millimetri. Le uova sono ingerite per via orale. Gli ossiuri adulti si accoppiano nell'intestino crasso e le femmine fecondate depongono le uova nella regione anale. Spesso la malattia è inapparente (cioè senza sintomi); i suoi sintomi, rari, possono essere: prurito nella regione anale, disturbi digestivi, nausee, mancanza di appetito, vomito, diarrea, dolori addominali, disturbi nervosi, tristezza, irritabilità, turbolenza, insonnia. La cura è somministrata per via orale. L'ascaridiasi: l'ascaride è un verme rotondo, sfilato alle estremità, lungo 20-25 centimetri. Le larve penetrano nel tubo digerente con l'acqua sporca o con le verdure contaminate da concimi o dal colaticcio del letame che contiene uova già sviluppate. Attraversano la parete intestinale, arrivano al cuore e si dirigono poi verso i polmoni, poi risalgono lungo le vie respiratorie per essere deglutite e passare poi nei tubo digerente dove diventano adulti. La femmina depone le uova che passano poi nelle feci. Anche il verme adulto passa generalmente con le feci ma, molto raramente, può anche dirigersi verso la bocca e uscire con un vomito particolarmente spettacolare. Come l'ossiurasi, anche l'ascaridiasi è difficile da diagnosticare. Sintomi della sua presenza sono i disturbi digestivi: diarrea, vomito, muco o sangue nelle feci, dolori addominali, prurito anale, disturbi nervosi e generali. Il medico prescriverà delle medicine da prendere per bocca e richiederà un controllo delle feci, ripetuto per parecchie settimane, per rilevare la possibile presenza di uova. La teniasi: la tenia è un verme piatto, a forma di nastro, lungo dai 4 ai 10 metri formato da anelli, l'ultimo dei quali contiene le larve. La testa si attacca al tubo digerente per mezzo di ventose. La contaminazione nel bambino avviene con l'ingestione di carne cruda o mal cotta (generalmente la carne di bue o di maiale). Per lo più il piccino non presenta alcun sintomo e la diagnosi potrà essere confermata solo dalla presenza di anelli nelle feci, nelle lenzuola o nelle mutandine. Tuttavia, la teniasi può dare, a volte, stanchezza, vertigini, palpitazioni, fame intensa, dolori addominali. Consultate il vostro medico. La lambliasi: la giardia lamblia è un parassita microscopico che penetra nell'intestino tenue con l'ingestione di acqua o di cibi sporchi. Può dare dei disturbi digestivi.
VERRUCHE:

Provocate da un virus e formate da un accumulo di cellule morte sulla superficie della pelle, sono contagiose e possono comparire molto presto. Hanno spesso sede sulle dita, sui gomiti e sulle ginocchia. A volte molto evidenti, spariscono da sole. Le verruche plantari, trasmesse per contagio indiretto, localizzate soprattutto sul tallone e sulla base degli alluci, sono dolorose e richiedono l'intervento di un dermatologo. Attenzione, sono frequenti nei bambini che vanno in piscina.
VITAMINE:

Sono fornite in maggioranza dalla nostra alimentazione, sono prescritte in caso di anemia, di stanchezza e di perdita d'appetito. Soltanto la vitamina D è sistematicamente somministrata ai lattanti e ai bambini fino ai diciotto mesi. - Vitamina A: si trova nel burro, nel formaggio, nel fegato, nel pesce, negli spinaci, nelle arance, nelle ciliege. Influisce sulla pelle, la vista e la crescita . - Vitamina C: è risaputo che è presente negli agrumi, ma lo è anche nelle albicocche, nelle cipolle, nel prezzemolo. È la vitamina dell'energia e della resistenza e influisce anche sulla ricostituzione delle mucose. - Vitamina B1: si trova nel pane, nelle uova, nelle banane e agisce sul sistema cardiovascolare e nervoso. - Vitamina B2: presente nel latte, nei formaggi, nella carne, nel pesce, nella verdura, contribuisce alla crescita. - Vitamina D: presente nell'olio, nel latte, nel burro, nei formaggi. Indispensabile per la crescita. È attivata nella pelle per effetto dei raggi solari. - Vitamina H: si trova nel fegato, nel tuorlo d'uovo, nei cereali, nelle verdure. Contribuisce a rendere resistente la pelle e a mantenere un tasso normale di emoglobina . - Vitamina K: si trova nel cavolo, negli spinaci, nei pomodori, nelle fragole. Indispensabile per la buona coagulazione del sangue. - Vitamina B5: presente nella carne e nei cereali. Contribuisce a proteggere la pelle e alla crescita. - Vitamina B6: presente nella carne e nel pesce. Ha quasi la stessa funzione della vitamina B5. - Vitamina B12: presente nei tuorli d'uovo e nei frutti di mare. Ha una funzione antianemica.
VOMITO:

Non confondete il vomito con il rigurgito. Le cause del vomito e le condizioni in cui compare sono svariate. Si tratta generalmente di vomito alimentare, talvolta acquoso, raramente con bile. Può essere isolato o associarsi ad altri sintomi digestivi; accompagnare la febbre alta; essere il sintomo di una malattia infettiva acuta nel lattante o nel bambino piccolo. Accompagnato da cefalee può essere il segno premonitore di una meningite. Ci limiteremo a indicarvi le cause puramente digestive, numerose e variabili secondo l'età del bambino. Nel neonato: il vomito che si ripete dopo ogni tentativo di alimentazione, con una rapida perdita di peso, può essere segno di una malformazione del tubo digerente (la più frequente è la stenosi del piloro) o di una malformazioe delle vie biliari, se il bimbo vomita bile verdastra. Nel lattante: il vomito dopo ogni biberon indica una difficoltà della digestione gastrica. Bisogna allora adattare alla situazione la dieta del piccino e la decisione spetta solo al medico. Sceglierà il latte dei primi mesi caso per caso e poi vi farà aggiungere degli speciali prodotti dietetici per renderlo più solido. Nel bambino più grande: dato che l'alimentazione è ormai abbastanza varia, il vomito può essere dovuto a una dieta sbagliata.